Repetita forse iuvant

In questo mio breve contributo sulla situazione economica del paese leader d’Europa vorrei proporvi una serie di brevi lampi statistici che possano illuminare il lettore sulle condizioni esistenziali di diversi milioni di individui, tedeschi e non, che non figurano nella tabella dei disoccupati in quanto svolgono un’occupazione, com’è logico che sia. Ebbene ecco un po’ di dati interessanti e direi poco approfonditi in Italia:

  • Stando a diverse statistiche interne, il numero di lavoratori impiegati in uno o più mini jobs in Germania ammonta a quasi 8 milioni di unità [1]. Tradotto altrimenti: nella lista di chi un lavoro ce l’ha, vi sono quasi 8 milioni di persone che lavorano 15 ore alla settimana per portarsi a casa la rilevante cifra di 450 Euro al mese. Di questa massa di lavoratori precarizzati e sottopagati, bisogna specificare che 4,9 milioni vivono soltanto di un mini job mentre altri 2,7 milioni svolgono un mini job solo come seconda attività rispetto al loro lavoro principale[2][3], altrimenti non avrebbero le risorse necessarie per vivere dignitosamente.
  • Altra figura lavorativa che è molto cresciuta negli ultimi decenni è quella dei cosiddetti Aufstocker, termine che è difficile da rendere in italiano ma che forse potrebbe essere tradotto come integratore”. Nella sostanza gli aufstocker sono dei lavoratori che percepiscono un salario così basso da rendere necessaria un’integrazione economica da parte dello Stato altrimenti avrebbero serie difficoltà  a far fronte alle loro spese correnti e ad arrivare a fine mese. Nella maggior parte dei casi gli aufstocker sono lavoratori a part-time ma si sono registrati non pochi episodi di lavoratori a tempo pieno chiedere un aiuto economico allo Stato per poter sbarcare il lunario; sono per esempio padri di famiglia con figli a carico che, seppur lavorando 40 ore alla settimana, non riescono con i loro magri salari a garantire un’esistenza degna a sè stessi e ai loro cari. Il numero degli aufstocker in Germania è di 1,2 milioni di unità [4]
  • Altro dato interessante è che in Germania il numero di pensionati over 65 costretti a lavoricchiare per arrotondare la loro misera pensione è di circa 1 milione di unità [5][6]. Parliamo dunque di persone anziane che, invece di godersi i loro ultimi anni in serenità, decidono di svolgere un’occupazione a tempo parziale in modo tale da poter avere un’entrata extra che consenta loro di vivere dignitosamente.
  • Ma il dato che onestamente pochi italiani si aspetterebbero di sentire è che in Germania 1 bambino su 7[7][8] galleggia sulla soglia della povertà e riesce a vivere solo grazie al sussidio di disoccupazione, detto in gergo popolare Hartz IV, percepito da uno od entrambi i genitori disoccupati (o lavoratori ma con paghe troppo basse come visto sopra). La cifra sale per Berlino e Brema, due metropoli nelle quali il numero di bambini che vive solo grazie all‘Hartz IV è di ben 1 su 3[9][10]. Se vi capita di trovarvi in uno dei tanti parchi che costellano la capitale tedesca, tenete a mente che dei bambini che vedrete giocare a calcio e andare sulle altalene, uno su tre vive grazie ai sussidi statali.

Aggiungo inoltre che i dati sulla disoccupazione che il governo federale tedesco ciclicamente espone al resto d’Europa in attesa degli immancabili applausi scroscianti ed elogi sperticati da parte degli altri governi nazionali, sono viziati da un grave difetto che assume i connotati di una vera e propria truffa contabile. Infatti tra le persone che secondo le statistiche risultano ufficialmente occupati, vi sono anche quei disoccupati che si differenziano da chi un lavoro non ce l’ha solo per il mero fatto di svolgere un corso di formazione professionale. E’ necessario chiarire che il sistema dei corsi di formazione è del tutto diverso da quello vigente in Italia: i corsi di formazione per disoccupati, conosciuti come Ausbildung o Weiterbildung, possono durare fino a ben 3 anni e sono interamente finanziati dai Job Center, quindi con soldi dei contribuenti. Per onestà  intellettuale bisogna altresì affermare che il sistema di formazione tedesco viene considerato tra i migliori al mondo e determina un’entrata concreta nel mondo del lavoro. Tuttavia il problema è che anche un semplice corso di tedesco di 2 mesi per un disoccupato viene considerato alla stregua di un Ausbildung. Ciò significa che il disoccupato che svolge tale corso, durante l’intera durata del medesimo non viene considerato dalle statistiche governative nè come inoccupato nè come iscritto alle liste di collocamento. Capite bene come un sistema di questo tipo manipoli le statistiche sul tasso di disoccupazione. Di conseguenza l’attuale tasso di disoccupazione del 5,7%[11], che in Italia ed altri paesi europei viene considerato come un qualcosa di utopico, è in verità gravemente viziato dalla presenza di diversi disoccupati di fatto i quali tuttavia non vengono conteggiati come tali solo perchè partecipanti a corsi di formazione professionale, oltre che da una massa composta da milioni di lavoratori costretti a salari bassi e spesso spinti a richiedere delle integrazioni economiche allo Stato per poter sopravvivere. Questo, sempre a mio umile parere, è il vero dark side del mito tedesco.

[1] http://www.handelsblatt.com/politik/konjunktur/nachrichten/arbeitsmarkt-7-7-millionen-deutsche-in-teilzeit-oder-mini-jobs/20195552.html

[2] http://www.zeit.de/wirtschaft/2017-10/bundesagentur-fuer-arbeit-jobs-zweitjob-minijob

[3] http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/minijobber-arm-trotz-arbeit-3-2-millionen-menschen-haben-mehrere-jobs-a-1172698.html

[4] http://www.rp-online.de/politik/deutschland/hartz-iv-trotz-job-anzahl-der-aufstocker-trotz-mindestlohn-kaum-gesunken-aid-1.7043707

[5] https://www.focus.de/finanzen/altersvorsorge/knapp-eine-million-betroffene-weil-die-rente-nicht-zum-leben-reicht-immer-mehr-rentner-haben-einen-minijob_id_5874654.html

[6] https://www.n-tv.de/politik/Immer-mehr-Rentner-gehen-arbeiten-article19931900.html

[7] https://www.welt.de/newsticker/news1/article165100449/Mehr-als-jedes-siebte-Kind-in-Deutschland-armutsgefaehrdet.html

[8] http://www.o-ton-arbeitsmarkt.de/o-ton-news/jedes-siebte-kind-in-deutschland-lebt-in-einem-hartz-iv-haushalt

[9] https://www.berliner-zeitung.de/berlin/bertelsmann-studie-in-berlin-lebt-jedes-dritte-kind-in-armut-28639398

[10] https://www.berliner-kurier.de/berlin/kiez—stadt/was-man-nicht-auf-diesem-foto-sieht-die-armut–27797288

[11] http://www.spiegel.de/wirtschaft/soziales/arbeitslosigkeit-in-deutschland-auf-niedrigstem-januar-wert-seit-25-jahren-a-1190695.html

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2 commenti su “Repetita forse iuvant

  1. Ulisse il said:

    Ho scoperto questo sito tramite quello di Maurizio Blondet (che a sua volta avevo scoperto grazie a Byoblu). Ti faccio i complimenti per l’articolo, che è ben scritto e ben documentato. Confesso che pure io sono stato ammaliato dal mito della grande Germania, e queste informazioni che hai raccolto sono una boccata d’aria fresca.

    Mentre leggevo mi è venuto un dubbio, e forse potrai chiarirmelo: di questi semi-disoccupati tedeschi, o lavoratori che sono costretti a dipendere dagli aiuti statali, quanti sono etnicamente tedeschi e quanti sono immigrati (di prima o seconda generazione)? Che tu sappia ci sono dei dati a proposito?

    Il fatto che i bambini che vivono nelle metropoli siano più poveri rispetto alla media nazionale mi fa pensare che potrebbe esserci una componente etnica in gioco, in quanto le grandi città ospitano generalmente un numero maggiore di stranieri.

  2. deutschevita il said:

    Caro Ulisse,

    innanzitutto ti ringrazio per i complimenti e mi scuso per il ritardo nella mia risposta. Appena oggi sto riprendendo il lavoro dopo la pausa natalizia.

    La tua domanda è molto interessante. Finora ho preso in considerazioni i dati complessivi sulla disoccupazione o precarietà in Germania, senza distinguere tra tedeschi e stranieri. Ma la tua osservazione è giusta e mi ha dato lo spunto per scriverne in un prossimo articolo.
    Le statistiche sicuramente ci sono e, se ti può interessare, ti posso inviare il seguente articolo del FAZ https://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/jeder-dritte-bezieher-von-hartz-iv-ist-auslaender-15619300.html che fa riferimento al fatto che un ricevente su tre dell’Hartz IV è straniero. Poi c’è il discorso, molto più complesso, di persone con regolare passaporto tedesco ma di origini straniere o che magari non si sentono affatto tedeschi, che prendono il sussidio. Ti prometto che ne parlerò.

    Per quanto riguarda la tua seconda interessante osservazione, sicuramente quartieri urbani grandi come una media città italiana (Neukölln o Kreuzberg per citarne due a Berlino) non favoriscono la cosiddetta integrazione. Vi sono alcuni gruppi etnici, tra cui i turchi, che tendono a chiudersi nei loro quartieri ghetto e a parlare la loro lingua. Altri, come i russi o i cosiddetti russi-tedeschi, parlano invece benissimo (questo a linee generali) il tedesco. Di sicuro un bambino, che sente parlare a casa solo la lingua dei genitori e che vive in un quartiere frequentato a maggioranza da propri connazionali, avrà maggiori difficoltà a scuola a causa delle carenza linguistiche. Inoltre il sistema scolastico tedesco, come tu probabilmente saprai, è molto classista e già a 13 anni un insegnante decide in pratica la futura carriera del bambino. Se un figlio di turchi o arabi parla e scrive male il tedesco, è quasi impossibile che vada al liceo e da là all’università. Ergo farà lavori sottopagati, così come i suoi figli. Detto altrimenti: secondo me, il vero male oscuro della Germania è il suo sistema scolastico e formativo, che invece ci viene spacciato dai soliti media italiani come il punto di riferimento cui prendere spunto.

    Grazie ancora per i tuoi preziosi commenti e mi scuso ancora una volta per il ritardo nella mia risposta.

    Ti auguro un felice anno nuovo e spero di leggere altri tuoi commenti!

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