L’inizio della fine per l’Unione Europea (Germanica)

Il 12 dicembre 2019, al pari del 23 giugno 2016 quando venne votata la Brexit, verrà ricordato dai posteri come un’altra data storica per l’Europa. Dopo 3 anni e mezzo di scontri parlamentari senza precedenti il popolo britannico, a larga maggioranza, ha deciso di dare la fiducia al premier conservatore Boris Johnson, il quale già nelle prossime settimane condurrà la seconda economia europea fuori dalla UE. E’ un successo inaspettato per i conservatori, i quali non raggiungevano vette cose alte di consensi dal 1987, anno in cui la Lady di Ferro Margaret Thatcher era ancora saldamente in carica come primo ministro. Invece per i laburisti, guidati dal massimalista di sinistra Jeremy Corbin, è stata una debacle senza precedenti, l’ennesima della sinistra in Europa negli ultimi 30 anni, tanto che, per assistere ad una sconfitta così bruciante dei laburisti, bisogna perfino tornare indietro al 1935.

Vi sarebbero ulteriori considerazioni da fare, come per esempio quella di un Regno Unito che nei prossimi anni potrebbe perdere la Scozia europeista, oltre che alcune contee cattoliche dell’Irlanda del Nord. Infatti se in Scozia hanno vinto gli indipendentisti guidati dalla Signora Nicola Sturgeon, i quali hanno aumentato i loro voti rispetto alle ultime elezioni generali tenutesi nel 2017, nell’Ulster è stata confermata per l’ennesima volta una linea di faglia tra i cattolici, che vorrebbero ricongiungersi alla madrepatria irlandese, e i protestanti, che invece vorrebbero continuare ad unire i propri destini a quelli della Corona di Sua Maestà britannica. E’ molto probabile che già nei prossimi anni si terranno altri due importanti referendum in quelle altrettante nazioni, che assieme all’Inghilterra e al Galles da secoli compongono il Regno Unito, e con altrettanta probabilità si assisterà ad una secessione soft della Scozia, nonché ad un’ulteriore divisione dell’Irlanda del Nord, in questo caso non proprio leggera, tra le contee fedeli a Londra e quelle che invece si orienteranno verso Dublino. Anche se nel caso dello Scozia sarà interessante appurare se la piccola, ma orgogliosa, nazione avrà il coraggio di abbandonare la Sterlina per adottare l’Euro.

Tuttavia se le due secessioni sono probabili, non saranno comunque certe. Il semplice motivo per il quale non è affatto detto che il Regno Unito si disintegrerà è la contemporanea, ed ogni giorno più irreversibile, crisi politica ed anche esistenziale dell’Unione Europea. Dopo quasi 4 anni da quel fatidico 23 giugno 2016, che aveva visto la vittoria della Brexit alla consultazione referendaria, si è perso tempo prezioso per fare autocritica e tentare di ridare un riassetto più snello all’intera impalcatura europea, in grado di protrarre il sempre più stantio progetto di integrazione. Invece, soprattutto sulla stampa tedesca ma anche quella degli altri paesi “europeisti” non ha fatto eccezione, non è passato giorno senza che quelli elettori britannici, che avevano optato per l’uscita dalla UE, venissero offesi con gli epiteti più disparati, mentre l’attuale leader conservatore e primo ministro Boris Johnson era stato considerato alla stregua di un pagliaccio, e non di un abile e navigato politico quale in verità è. Dall’altro lato ad un Regno Unito ormai definitivamente perso, le èlite europeiste di Bruxelles e Berlino sembrano più indaffarate ad espandere i confini dell’Unione Europea a nazioni notoriamente benestanti e politicamente stabili come il Montenegro, la Serbia, forse perfino il Kosovo, l’Albania e la Macedonia del Nord. Ai posteri l’ovvia sentenza.

Queste elezioni britanniche, che se vogliamo rappresentano anche la terza liberazione dell’Europa continentale dalle grinfie tedesche, dovrebbero fungere da lezione ai cosiddetti sovranisti nostrani. Invece di postare compulsivamente su Facebook e Twitter e boicottare la Nutella “turca”, il milanese diplomato Salvini dovrebbe prendere spunto dalla strategia messa a punto dall’ex collegiale del prestigioso liceo di Eton, nonché laureato e parlante francese, Boris Johnson, il quale negli ultimi mesi ha condotto una guerra politica perfetta, senza mai scomporsi di fronte ai fallimenti precedenti e senza mai rispondere in malo modo alle numerosi provocazioni della stampa a lui avversa. Invece di organizzare convegni con l’ex presidente del consiglio europeista Mario Monti, il senatore leghista Bagnai avrebbe potuto informarsi su come un paese a moneta e parlamento sovrani, come appunto il Regno Unito, abbia dovuto sudare le proverbiali sette camice per venirne a capo. E stiamo sempre parlando di una piccola nazione insulare, che però ha vinto 2 guerre mondiali e contribuito in maniera decisiva alla sconfitta del comunismo durante la guerra fredda, che per secoli poteva vantarsi di possedere il più grande impero coloniale della storia, senza contare che Londra è la capitale finanziaria del mondo e l’inglese lingua franca globale. Qualcuno dovrebbe spiegare a Borghi e alla Meloni che non basta urlare in parlamento e diventare così gli eroi dei social per qualche ora; l’uscita dall’Unione Europea è un percorso lungo e doloroso che un paese – colonia come l’Italia, da anni senza uno straccio di visione geopolitica nemmeno per i prossimi 5 anni, non è affatto in grado di sopportare. Infine l’opinione pubblica britannica è leggermente diversa da quella dei populisti da bar che popolano la nostra nota espressione geografica.

Ritornando a volare alto, potremmo dire che ora l’Europa continentale di stampo germanico, devastata da un decennio acritico di austerità e deflazione salariale, ha i mesi contati. La Germania da quest’anno è ufficialmente entrata in recessione tecnica, mentre perfino la locale e potente Confindustria si è accorta con colpevole ritardo di come il paese avrebbe urgente bisogno di investimenti nell’ordine di decine di miliardi in infrastrutture ed istruzione, ma ancora una volta la cancelliera ormai uscente Angela Merkel ha detto di no. Da un anno, ma in verità è un fenomeno ben più risalente nel tempo, la Francia è di fatto sull’orlo di una guerra civile, con la legione straniera costretta dal febbraio di quest’anno a schierare le sue truppe a Parigi per contrastare la guerriglia urbana. Lo so perché ho un amico dentro la legione; che ci crediate o meno mi è del tutto indifferente. In Spagna gli elettori hanno votato 4 volte negli ultimi 4 anni e ancora adesso non si sa se il recente governo composto da socialisti e da Podemos, una specie di movimento para-grillino in salsa spagnola, possa sopravvivere; per non parlare della Catalogna sempre più decisa a staccarsi da Madrid. Sull’Italia meglio stendere un velo pietoso: da anni siamo la nazione che è cresciuta di meno, con salari tra i più bassi d’Europa e con una gioventù costretta o a scappare o ad accettare stipendi d’entrata al massimo da 1.000 euro al mese. Eppure, invece che ribellarsi contro i governi europeisti che hanno condotto il nostro paese, anche grazie ad un’opinione pubblica levantina, al disastro, scendono in piazza (caso unico in Europa) contro l’opposizione rappresentata da Salvini e dalla Meloni.

Questo è il quadro clinico, grave ed in via di costante peggioramento, dell’Unione Europea. E ci siamo solo concentrati su quei 4 paesi, considerati i più ricchi del Vecchio Continente, figuriamoci gli altri. Non sorprende pertanto che la seconda economia europea, che tra le varie cose entro il 2050 sarà la nazione più popolosa d’Europa, da tempo abbia deciso di staccare la spina al progetto europeista. Negli ultimi 12 mesi, se non di più, ho dedicato molti articoli sul tema. Le chiusure commerciali da parte del Regno Unito, a base di dazi e tariffe, nei confronti dell’export tedesco daranno il colpo di grazia all’elefantiaco apparato industriale tedesco, che solo per riconvertirsi sarà costretto a licenziare milioni di lavoratori. A quel punto la grave depressione economica coinvolgerà il Nord Italia, la cui economia è totalmente dipendente dagli ordinativi della Germania, che sprofonderà a livelli di povertà siciliani e calabresi. Questa cruda realtà non è ancora entrata nella mente di milioni di italiani, troppo impegnati a schierarsi con o contro le sardine, formidabile mezzo di distrazione di massa messo gentilmente a disposizione da una sinistra terrorizzata di perdere gli ultimi fortini indiani in Emilia – Romagna.

L’Unione ha insomma i mesi contati per il semplice fatto che non ha ancora interiorizzato il fallimento del proprio progetto. La Germania, grazie allo spirito di sacrificio dei suoi abitanti così tipicamente protestante, riuscirà a sopravvivere, a meno che le potenze anglosassoni non la costringano ad una guerra militare con la Russia. Per le altre nazioni europee, in special modo quelle che si affacciano sul Mediterraneo, non ci sarà invece nulla da fare.

Queste elezioni britanniche sono solo il primo passo di una breve ma convulsa fine dell’Unione Europea, un po’ come successe in Jugoslavia subito dopo le varie secessioni locali.

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9 commenti su “L’inizio della fine per l’Unione Europea (Germanica)

  1. giuseppe il said:

    ottimo articolo, come sempre, con ampia visione politica della situazione, grazie.

  2. non male come analisi,
    l’unico punto sul quale non sono d’accordo è sul fatto che gli italiani non si siano accorti della situazione….che poi , dato che ora abito i francia, posso dire anche gli amici francesi sono abbastanza coscienti della situazione.
    Tuttavia , come dice mia moglie cinese, abbiamo in ogni caso un territorio che riesce a produrre molto cibo: di fame non moriremo.

  3. deutschevita il said:

    La differenza è che i francesi da un anno stanno protestando ogni settimana contro il governo, mettendo in conto di essere feriti, mutilati ed in alcuni casi perfino uccisi. Se lei vive in Francia, lo sa meglio di me. In Italia invece la gioventù precarizzata e con future pensioni da fame va in piazza contro l’opposizione. Complimenti

  4. deutschevita il said:

    La ringrazio ma non frequento Twitter. Cerco di andare oltre i 150 caratteri. Preferisco leggere libri ed articoli. Grazie comunque della proposta.

  5. …”La differenza è che i francesi da un anno stanno protestando”’……
    prendo atto della sua opinione. Per rispondere:
    i francesi scendono in piazza da decenni, non solo da un anno: a volte per motivi concreti, a volte solo per spaccare e menare le mani e nell’ultimo mese per per difendere le iniquità del sistema pensionistico francese – vedere voce ferrovieri; meglio se i complimenti li fa a loro a non a me .
    Quanto agli italiani, si deve prendere atto della differente indole: siamo un popolo più ”rassegnato”, il che secondo me non vuol dire che non ci siamo accorti della situazione ma che non si è riusciti a sviluppare metodi per cambiarla, ammesso che sia facile averli.
    Direi che ci abbiamo provato per via elettorale, spazzati via i partiti della prima repubblica, netto cambio di risultati elettorali in quasi tutte le regioni, dato spazio pure agli amici del comico : e purtroppo niente è ancora cambiato.
    Onestamente mi sembra che la situazione sia tale da considerare la risposta politica e parlamentare come inefficace: mi sembra che il ”tutto si stia trasformando in
    una resistenza passiva a ciò che ineluttabilmente ci sovrasta, scoraggia e annichilisce”.
    (cit.)
    immagino che prima o poi gli equilibri debbano cambiare…vedremo

  6. …veda che non giustifico le sardine, avercela con loro è come avercela con gli studenti che protestano il venerdì mattina.
    Se si vuole mettere la discussione sul piano sardine si sardine no, secondo me si distorce la situazione

  7. deutschevita il said:

    Ero ironico. Dico solo che in un paese governato dal 2011 ad oggi dagli europeisti a priori a favore di Bruxelles e Berlino, mi sembra assurdo andare in piazza contro l’opposizione. D’altra parte anche nella Cina comunista di Mao e nella Germania nazista, così come in tutte le dittature, gli studenti sono sempre stati strumentalizzati dal potere per distruggere i rivali, simbolo di vecchiume e conservatorismo. Niente di nuovo. Nel caso italiano non bisogna parlare di MES, della prossima acquisizione francese dell’Eni e della prossima depressione economica che si avvicina per il Nord Italia, a seguito del crollo degli ordinativi da parte della Germania. Concludendo, non voglio prendere posizioni su questi pesci, che come noto non parlano né pensano. Mi mette solo un’infinita tristezza vedere ancora una volta i giovani manipolati che scendono in piazza a favore dei padri che hanno loro rovinato la vita. Saluti

  8. …direi ragioni condivisibili.
    Mi sa che abbiamo riposto forse troppe speranze nell’esperienza democratica del ‘900.

    Quello che purtroppo vedo è che , al di là delle prevaricazioni di una nazione sull’altra, le disuguaglianze economiche si stanno facendo imbarazzanti e quando la stratificazione sociale diventa schiacciante il sistema salta .

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