Aumenta la violenza politica in Germania

Era salita alla ribalta anche delle cronache italiane l‘aggressione subìta da un deputato dell’Afd, Frank Magnitz, il 7 gennaio a Brema. Il parlamentare tedesco (ex comunista) stava andando verso la sua auto di ritorno da un evento organizzato da un quotidiano locale presso il teatro di Brema, quando era stato circondato tra tre uomini a volto coperto che lo avevano picchiato, arrivando anche a ferirlo con una mazza da legno. Magnitz era rimasto per giorni in prognosi riservata, per poi essere rilasciato dall’ospedale. Lo stesso partito dell’Afd aveva pubblicato sulla rete una foto del parlamentare aggredito, da cui si evinceva una profonda ferita sulla testa causata dalla collusione. I tre aggressori non sono stati ancora individuati, tanto che la polizia ha messo una taglia di 3.000 Euro per ciascuno di loro, qualora qualcuno riuscisse a fornire elementi utili alla loro cattura. Il suddetto caso, che per poco non aveva causato la morte del deputato, è solo la punta dell’iceberg di un atteggiamento di violenza verso l’unico partito d’opposizione presente in questo momento al parlamento tedesco, assieme a quello di estrema sinistra della Linke.

La stessa polizia di Brema che sta tuttora conducendo le indagini, sebbene non sia ancora riuscita ad arrestare i colpevoli, aveva dichiarato fin da subito che si trattava chiaramente di un’aggressione a sfondo politico. In un paese considerato, oltre che la cosiddetta locomotiva economica d’Europa, anche quello più stabile in termini di convivenza e rispetto reciproci è stato un duro colpo. Tuttavia, come accennato sopra, l’episodio descritto è solo la spia di un malessere carsico ben più profondo. L’avversione verso il partito finora sempre e solo all’opposizione, tradotto in italiano letteralmente come “Alternativa per la Germania”, ha fin dai primi giorni della sua fondazione nel 2013 contraddistinto senza eccezioni tutta la stampa mainstream tedesca. Non importa se stiamo parlando dell’organo progressista per eccellenza, come lo Spiegel, o di un organo conservatore come lo Zeit, od altri a carattere maggiormente finanziario come l’Handelsblatt, senza contare l’organo Taz, che rappresenta le istanze dell’estrema sinistra: a prescindere da quale quotidiano o magazine di tiratura nazionale si tratti, l’avversione a priori verso quel partito è stata ed è ancora oggi costante e soprattutto visibile in prima pagina. In fondo bisogna capirli: in un paese, che volente o nolente sta guidando le sorti politiche ed economiche d’Europa, non è tollerabile avere al proprio interno un partito che tenti di mettere in discussione due pilastri imprescindibili, veri e propri tabù, da non toccare: l’accoglienza dei migranti e l’esistenza dell’Euro. Sul secondo punto in questione nessun partito, a parte l’opinione isolata di qualche deputato, ha veramente messo in discussione la bontà della sua costruzione, che come ormai è noto ha contributo nel corso degli anni a garantire un export record alla Germania. Eppure l’Afd nacque nel 2013 proprio dall’iniziativa di alcuni economisti “ribelli”, fortemente critici dell’architettura europea che aveva creato la moneta unica. Tuttavia nel corso degli anni, complici anche i fatti di Colonia nel Capodanno del 2016, questi economisti se ne sono andati di loro volontà ed il partito ha sfruttato in maniera efficace il controverso tema dell’immigrazione per aumentare i propri consensi elettorali.

E’ a partire da quel momento che gli attacchi verbali, mediatici e, come si è visto recentemente, anche fisici sono aumentati. Eppure essi sembrerebbero non aver sortito un grande effetto, visto che l’Afd è rappresentata in tutti parlamenti regionali tedeschi, con percentuali diverse ma comunque finora sempre all’opposizione. Inoltre alle elezioni regionali, che si terranno nel corso di quest’anno in tre Länder orientali, i sondaggi danno l’Afd almeno al 20%. La violenza da parte dei centri sociali, facilmente riconoscibili come gravitanti intorno alla sinistra extraparlamentare, aveva subito un salto di qualità nel gennaio, evidentemente mese fatidico, del 2017. Pietra dello scandalo fu un intervento ad una conferenza da parte dell’esponente politico Björn Höcke, considerato il maggior rappresentante dell’ala di estrema destra presente al suo interno. Durante il suo discorso egli arrivò a definire il memoriale berlinese alle vittime dell’Olocausto, situato a fianco dell’ambasciata americana e molto vicino alla Porta di Brandeburgo, come un monumento alla vergogna. Aggiunse che ancora dopo settant’anni dalla fine della guerra il popolo tedesco verrebbe mantenuto sotto un perenne sentimento da popolo sconfitto, attitudine mentale che Höcke ritiene vada evidentemente superata, e che la Germania sarebbe l’unico Paese al mondo che dedica un monumento, anche di una certa grandezza, ai popoli vittime delle sue passate politiche genocide.

Come si può ben immaginare, le sue parole fecero subito il giro della Germania e dell’Europa e furono un’occasione unica per un gruppo di artisti di sinistra, raggruppati sotto un collettivo auto-denominatosi in maniera di sicuro originale “Centro per la bellezza politica”, di rispondere in maniera illegale. Secondo le stesse parole dei loro esponenti, ai nazisti era necessario rispondere con metodi nazisti, ragion per cui avevano pensato bene di ricostruire ex novo (ovviamente in cartone) una parte del monumento all’Olocausto direttamente di fronte all’abitazione privata del politico Höcke. Non contenti di ciò, avevano instaurato un presidio permanente 24 ore su 24 di sorveglianza sempre di fronte alla sua casa, dove Höcke vive ancora adesso con moglie e figli. L’opera, subito criticata anche da chi era ben lungi dall’appoggiare le istanze dell’Afd, venne fatta smantellare dall’autorità giudiziaria, che la ritenne una chiara violazione della libertà privata e di movimento. Proprio in questi ultimi giorni la stessa autorità giudiziaria ha aperto un fascicolo contro la suddetta organizzazione “antifa”, arrivando perfino ad accusarla di essersi costituita come organizzazione criminale.

Descrivere tutti gli episodi di intimidazione e violenza contro l’unico partito d’opposizione presente in Germania, unico poiché al contrario della Linke non fa parte di nessuna maggioranza in nessun parlamento regionale tedesco, richiederebbe troppo spazio. Per esempio nella sola capitale Berlino sono visibili in pressochè tutte le scuole superiori manifesti e volantini, nei quali gruppi studenteschi invitano a contestare le legittime manifestazioni dell’Afd, con la solita litania del ritorno dei “nazi”. Nemmeno la cultura poteva restare a guardare e da diverse settimane sull’ingresso principale della casa dei teatri berlinesi a Mitte (ma non solo), sono apparsi dei manifesti a grandezza maxi che invitano a mettere all’angolo tutti quelli artisti di “destra”, senza tuttavia fare nomi  e cognomi, la cui produzione teatrale viene considerata come un retaggio della politica culturale degli anni ’30. Il prossimo passo sarà stilare una lista di proscrizione? Per non farsi mancare niente alla capitale più alternativa d’Europa, nel dicembre scorso una scuola elementare berlinese aveva rifiutato un bambino per il solo fatto che fosse figlio di un noto politico locale dell’Afd.

Ad ogni modo il quadro contestatario aveva già subìto un’accelerata lo scorso ottobre, quando decine di migliaia di persone erano scese in piazza sempre a Berlino per manifestare a favore di una “società aperta” contro il razzismo e l’intolleranza, rappresentati a loro modo di vedere ovviamente solo dall’Afd. Guarda caso quella della “società aperta” è la medesima denominazione della Open Society, fondata dal magnate miliardario George Soros, che sempre casualmente si è trasferita a Berlino dall’anno scorso, dopo aver fatto le valigie a Budapest su pressione del Premier Orban. Lo speculatore ungherese naturalizzato americano potrà di sicuro aiutare con mezzi finanziari ed esperienza chi da tempo vorrebbe dare il colpo di grazia all’unica opposizione rimasta in Germania. In fondo le elezioni europee e quelle regionali in 3 Länder orientali ex DDR sono dietro l’angolo.

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