Nozze di titanio

wall_comparisonAncora una volta volano i missili in aria ed altrettanti messaggi indiretti vengono trasmessi per l’etere mediatico. Bersaglio dell’ennesima aggressione è la Siria del Presidente legittimo, dall’Occidente democratico definito come un sol uomo dittatore. Non si capisce come mai i tiranni del Golfo Persico, nostri alleati e sinceri macellai dei loro popoli, vengono sempre insigniti coi loro legittimi – per carità  – titoli di principi e re. Tuttavia non è di questo che si parlerà in questo articolo, almeno non solo. Il 14 maggio, ossia tra 13 giorni, ricorre l’importante anniversario della fondazione di uno stato creato e voluto ad hoc dalle potenze occidentali, Gran Bretagna in primis e dal ’45 ad oggi gli USA nel ruolo di sponsor principale, per destabilizzare il Medio Oriente e controllare il flusso di petrolio. Già un certo Adolf A. Berle, considerato come il più influente consigliere politico del Presidente americano Franklin Delano Roosevelt (quello del New Deal per intenderci), sentenziò che “chi controlla le enormi risorse energetiche del Medio Oriente, controlla il mondo”. Compito fondamentale di questo piccolo stato assediato è altresì quello di fare la guerra sporca per noi europei che andiamo in giro la domenica a gustarci un pranzo in agriturismo utilizzando le nostre belle macchinine, ossia quello di individuare ed eliminare le potenze regionali che potrebbero – Dio non voglia – utilizzare le loro risorse per i propri fini di miglioramento interno o magari diventare una minaccia proprio per questo minuscolo ma combattivo paese. Il copione ha funzionato alla grande con l’Iraq di Saddam Hussein, invaso prima dagli anglosassoni e poi smembrato sanguinosamente tra linee di divisioni etniche sotto la spinta della lobby presente a Washington. Curdi, sunniti e sciiti si stanno tuttora scannando tra di loro ed anche per questo l’ambizione del paese mesopotamico (anch’esso creatura artificiale dei britannici) di diventare una potenza regionale, che sembrava cosa assodata fino agli anni ’80, sembra ormai mera utopia. A nord si trova un vicino ancora più piccolo dal nome Libano, che ancora negli anni ’70 veniva definito in maniera entusiastica dagli investitori internazionali come la Svizzera del Medioriente. Ci hanno pensato una guerra civile, condotta anche dai numerosi profughi palestinesi ivi giunti dopo la loro cacciata avvenuta nel ’48, e soprattutto le invasioni del 1982 e del 2006 per distruggerne le infrastrutture ed impoverirlo irreversibilmente. Poi certo, come dimenticare la Siria di Assad padre e figlio, da sempre nemica acerrima della cittadella assediata ed anche per questo punita da 7 anni di guerra ancora senza fine, centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Ci sarebbe stato anche il caso del nostro vicino nel Mediterraneo, la Libia di Gheddafi, verso la cui caduta ed attuale anarchia non penso che la nazione in questione abbia versato neanche una lacrima.

Come il lettore potrà notare, il ruolo del paese che si appresta al settantesimo anno di vita è stato e continua ad essere fondamentale per eliminare i nostri nemici, i nuovi Hitler di turno che minacciano la civiltà democratica. Ad ogni modo la mission non si è ancora conclusa e rimane ancora un mostro da annientare: stiamo parlando ovviamente dell‘Iran, verso cui nelle ultime ore il Primo Ministro del fortino minacciato ha rivolto l’accusa di voler costruire ben 5 bombe atomiche da lanciare contro di esso. Peccato che queste accuse vennero lanciate già diversi anni fa persino durante l’apertura dell’Assemblea Onu; nel frattempo i loro storici alleati e protettori si sono impoveriti parecchio nell’appoggiare le guerre per conto terzi. Insomma le guerre costano e nel caso di un conflitto contro un nemico ancora forte come l’Iran, le spese schizzerebbero in alto e non basterebbero a coprire la campagna militare. Per non parlare poi delle perdite umane e del prezzo del petrolio che potrebbe a sua volta esplodere. Detto altrimenti, si vis pacem para bellum e pertanto l’ultimo Presidente uscente ha pensato bene di trovare un accordo sul programma nucleare dell’Iran, suscitando l’ira funesta del suo nemico. Niente paura: l’ultimo Presidente eletto tra mille critiche e paure in queste ore ha dichiarato con i suoi caratteristici cinguetti che riconosce al 100% le prove presentate dal suo alleato sul presunto programma di arricchimento dell’uranio, appoggiando come logica conseguenza la volontà di sanzionare ancora di più lo stato canaglia e di stracciare letteralmente l’accordo voluto e firmato dal suo predecessore. Come nel caso dei missili contro la Siria appena accennati all’inizio, il nostro paese di settant’anni lancia il sasso e nasconde proverbialmente la mano visto e considerato che secondo voci di corridoio, confermate anche da un oscuro fisico di quel paese arrestato a Fiumicino eoni fa e tutt’ora in carcere, esso dispone di un numero di testate atomiche tra le 80 e le 200 unità. Come nella vicenda recentissima dei missili che hanno colpito installazioni militari del governo, pardon regime, siriano uccidendo anche militari iraniani, la nazione eletta non conferma nè smentisce. Nel frattempo l’escalation con l’Iran è appena iniziata, gli USA non vedono l’ora di un’altra, forse l’ultima guerra, per punire la Russia (alleata dell’Iran) e rilanciare la propria economia. Noi europei zombie dormiamo pensando di dire cose originali ma questo è un altro discorso.

Tornando all’anniversario dei 70 anni, qualunque cosa si possa pensare del festeggiato su una cosa tutti saranno o dovrebbero essere d’accordo: non se la passa benissimo. Dopo aver vinto praticamente (con la sola eccezione del 2006 in Libano) tutte le guerre con i suoi vicini assetati di sangue, si ritrova sempre al punto di partenza o forse peggio, con un’opinione pubblica araba e musulmana in genere che lo vedrebbe volentieri all’inferno e una occidentale che si è stancata di appoggiare le sue politiche. Inoltre le minacce militari, invece di cessare, sono aumentate ed anche paesi “amici” e tranquilli come la Giordania e l’Egitto, se non fossero governati col pugno di ferro da dittature complici, sarebbero anch’esse in guerra contro di esso. Il 14 maggio sarà una data calda sia per l’intenzione di festeggiare con qualche fuoco d’artificio in Siria o Iran, sia per la rabbia dei palestinesi che sono stanchi di vivere nei campi profughi e che pretendono di vivere una vita dignitosa. Negli ultimi anni sembra concretizzarsi la profezia del Generale Moshe Dayan, eroe nazionale per quei cittadini soldato, il quale ammise che non ci sono soluzioni per i palestinesi e che chi vuole può andarsene, mentre gli altri che vorranno rimanere vivranno come cani”. Il muro che divide i popoli è enorme rispetto alla ridicola barriera di Berlino, sia per la sua altezza sia per l’estensione in termini di km; tuttavia in Germania e negli altri paesi europei il tema è tabù. Non se ne parla esattamente come non vengono riportate le giornaliere violazioni dei diritti umani a danno dei palestinesi: pensiamo solo alle illegali colonie che rubano loro la terra, l’acqua, distruggono olivi secolari e fomentano l’odio. Come spesso accade in Germania, paese in cui vivo, non ci si interroga sulle cause oppure si continua ad ignorare problemi considerati troppo complessi per poi immancabilmente stupirsi quando, scusate l’espressione molto popolare negli States e secondo me altrettanto efficace, la merda è entrata nel ventilatore.

Allora ci si scandalizza in maniera tipica di una mentalità piccolo borghese e provinciale quando qualcuno viene preso a cinghiate da un siriano nelle strade di Berlino oppure se la bandiera bianco-blu (in verità pezzo di carta creato sul momento, ma ok) viene stracciata da una discreta folla di arabi urlanti, senza però ricercare le cause dell’odio e del conflitto. Se i tedeschi, ma il discorso vale per tutti noi europei, alzassero lo sguardo, forse saprebbero che del milione di siriani fatti arrivare in Germania tra squilli di tromba e foglie di palma danzanti, molti sono in verità rifugiati palestinesi dal ’48 i quali odiano chi li ha fatti cacciare dalle loro terre. La situazione è di sicuro molto complessa e non mancano paesi arabi che, al di là delle parole di circostanza, non dimostrano solidarietà alcuna verso di loro. E proprio per questo si dovrebbe cercare di risolvere quel conflitto, invece di appoggiare la solita parte o al massimo girarsi dall’altra parte. Per dirne una: l’idea del neo Ministro degli Esteri tedesco Maas (SPD) di fare un giro in elicottero sui territori palestinesi occupati durante la sua ultima visita nel territorio occupante assieme al Ministro locale della Giustizia (sic), forse non è stata una genialata. Anche perchè qualche giorno dopo aver elogiato il popolo ospitante, quello stesso paese ha sparato su centinaia di ragazzini e giovani dimostranti a Gaza, uccidendone una decina. Va ricordato che il Ministro, anzi la Ministra, della Giustizia che stava fianco a fianco con il Ministro socialdemocratico (altro sic), è la medesima persona che nel 2014 aveva definito i bambini palestinesi come piccoli serpenti” aggiungendo che era cosa buona e giusta distruggere le case dove queste piccole serpi trovavano rifugio”. Per essere esatti, la politica espresse questi alti pensieri su Facebook, cancellò poi il post ma la frittata era già compiuta. Basterebbe insomma cercare di ascoltare l’altro e tentare di risolvere i problemi geopolitici con una politica forte, cosa di cui i tedeschi sono esperti e di cui hanno dato mirabile esempio in Europa, ma ancora una volta si preferisce puntare il dito sul nemico interno o sui propri spettri.

In ogni caso il 14 maggio potrebbe essere ancora più esplosivo visto e considerato che Trump potrebbe perfino essere presente, come lui stesso ha dichiarato di fronte ad un’impassibile Merkel qualche giorno fa a Washington, all’inaugurazione della nuova ambasciata americana. Quest’ultima, con una decisione che trova a dire il vero le proprie origini nelle politiche di Bill Clinton ma che tuttavia nessun Presidente americano ebbe mai il coraggio di mettere in pratica, verrà trasferita da una metropoli costiera, il cui nome in italiano può essere tradotto in “collina dei ciliegi“, verso la Città  Santa per tutte e tre le religioni monoteistiche. La data prevista per l’inaugurazione è sempre il fatidico 14 maggio, guarda caso il giorno stesso in cui si celebrano i 70 anni della nazione in questione. Ancora una volta gli USA si dimostrano i veri registi, ovvero coloro che con una telefonata o un bonifico mancato potrebbero far fiorire la pace in quella regione. Invece al fine di tutelare i propri interessi, esattamente come avevano pensato i britannici, preferiscono finanziare e proteggere il loro più fedele ed efficiente alleato nella regione. Si preannunciano scontri pesanti e, se noi europei non prenderemo una chiara posizione contro le continue prevaricazioni del più forte, andremo incontro a sanguinose rappresaglie. In ogni caso i veri troubles si verificheranno quando la Moschea dorata di Al Aqsa, terzo luogo sacro per i musulmani, verrà abbattuta per lasciare spazio al vecchio Tempio che, secondo i religiosi più oltranzisti, dovrebbe risorgere sul vecchio sito. Per chi ama la storia antica, dovrebbe già sapere che il Tempio venne distrutto dall’Imperatore romano Tito nel 70 d.C. il quale aveva lasciato intatto solo la parte occidentale, venerata dai fedeli ortodossi fino ai giorni nostri come Muro del Pianto in ricordo di quei lontani e tragici eventi. I fanatici vorrebbero appunto distruggere la Moschea sacra per l’Islam, poichè si ritiene che là Maometto sia arrivato dopo un viaggio volante durato il tempo di una notte, per ricostruire il Tempio; sembrano deliri di una setta ma, se si fa una ricerca su Internet, si vedrà che i progetti esistono e già in passato v’erano state tensioni per alcuni lavori di scavi archeologici che, secondo alcuni critici, avrebbero minato le fondamenta della Moschea. Se credete che stiamo vaneggiando, allora dovreste ricordare che la seconda Intifada venne avviata dopo che il criminale di guerra Sharon, ovviamente amato dalla maggioranza dei suoi concittadini, pensò bene di fare una passeggiata provocatoria sulla Spianata della Moschea assieme alla sua pletora di guardie del corpo, suscitando la reazione rabbiosa dei palestinesi che insorsero. Il resto è noto: qualche mese dopo la camminata il partito di estrema destra Likud di Sharon trionfò alle elezioni, Arafat morì in Francia probabilmente avvelenato, dopo che per mesi era rimasto prigioniero militare a Ramallah, la Cisgiordania venne occupata e passata a ferro e fuoco, mentre il “muro di contenimento“ ha contribuito a rubare ancora più terra fertile e preziose risorse idriche ad un popolo già martoriato. Tutto questo è avvenuto nell’indifferenza europea e con l’appoggio convinto di Bush, ma vediamo appunto di non divagare. Quello che ci basta sapere è che il 14 maggio vi sarà  l’ennesimo elogio messianico dell’unica democrazia in Medioriente, che si prepara a condurre nuove guerre per distruggere gli ultimi nemici, punendo Hezbollah con cui ha un conto aperto dal 2006 e stroncando sul nascere la vittoria di Assad, a sua volta nemico giurato ed al tempo stesso alleato di ferro dell’Iran, attraverso iniziative militari sul campo. La capitale verrà trasferita con il placet americano e la solita irrilevanza europea, mentre chiunque come il sottoscritto oserà alzare voci critiche verrà marchiato con il marchio indelebile dell’antisemitismo. Se poi in futuro la Moschea verrà “smantellata“, allora l’intero mondo musulmano dal Marocco all’Indonesia insorgerà anche contro chi nulla ha fatto per fermare il progetto e non penso che i gessetti ed i je suis ci potranno salvare.

PS Ancora una volta noi italians abbiamo capito tutto avendo deciso di far partire il Giro d’Italia dalla futura capitale, non ancora da noi riconosciuta quindi, del festeggiato. Non c’è niente da fare: in fatto di vassallaggio al potente di turno noi italiani siamo i numeri uno al mondo. Qualche merito ce lo dobbiamo pur riconoscere.

Precedente Il Quarto Reich si prepara alla guerra. E voi? Successivo Un Primo Maggio diverso

Un commento su “Nozze di titanio

  1. SEPP il said:

    Non si lasci incantare dal tifo da stadio russia vs usaisrael,
    e’ tutta propaganda e scelta forzata di una squadra, i giochi
    sono gia’stati fatti, il mondo e’di nuovo separato, i russi che
    non sono mai stati liberali con la scusa delle sanzioni restringono
    la liberta’ dei loro cittadini, cosi fanno i cinesi, gli usa che sono
    sempre stati uno stato di polizia fanno lo stesso con i loro
    concittadini.
    L’iran fa la sceneggiata e intanto vende il petrolio a israele,
    gli unici che vivono male sono i cittadini che patiscono,
    quelli sono gli unici da compatire.
    Proletari di tutto il mondo unitevi.
    Non ha notato che nel cambio di regime, i paesi comunisti
    hanno fatto un regime-change senza che niente cambiasse?
    Escluso il presidente rumeno che si era montato la testa.
    Il giro d’italia e’ proprieta’ di cairo editore padrone della
    gazzetta dello sport e cittadino cosmopolita.
    Tschüß!

Lascia un commento

*