Come neve al sole

Air-Berlin-Boeing-737Noi dobbiamo esportare. O esportiamo merci oppure esportiamo uomini (…) Con questa popolazione in costante crescita senza una contemporanea ascesa dell’industria, non ci troviamo nella situazione di sopravvivere.”

Sembra proprio che il vento della storia soffi sempre in periodi e luoghi costanti dell’umanità, un po’ come la Bora a Trieste o la Tramontana a Genova. Queste brevi ma esplicative frasi sullo stato della nazione tedesca potrebbero tranquillamente essere messe in bocca ad Angela Merkel o al suo fedele alleato, il Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, eppure per scoprire il personaggio pubblico che le pronunciò dobbiamo tornare molto indietro nel tempo. Parliamo difatti del Primo Ministro prussiano, il Generale Conte George Leo von Caprivi, già erede di Bismarck alla guida del Secondo Reich tedesco, il quale tenne questo discorso dinnanzi al Parlamento il 10 dicembre 1891. Che rifletta solo per un attimo il nostro lettore come siano nel frattempo mutate le vicende politiche della Germania moderna, senza che in verità la sostanza sia cambiata granché. Il problema del sovrappopolamento della popolazione tedesca, minacciata a sua volta dall’abbandono delle terre ad est dell’Elba da parte dei contadini germanici in fuga verso le città per lasciare spazio agli immigrati polacchi, venne risolto in maniera involontaria da Adolfino il quale, nel tentativo di conquistare il fantomatico Lebensraum in Polonia e soprattutto in Russia, si ritrovò con 8 milioni di morti che attesero solo il suo arrivo nell‘altro mondo per porre fine all’ennesima impresa tedesca. Il problema di esportare uomini non si pose più nelle menti degli eredi di Caprivi, anzi la necessità di far ripartire velocemente l’economia nelle zone occupate dagli americani richiese un’importazione costante di manodopera straniera, compresi noi italiani, che non si è mai fermata fino ai giorni nostri.

Logica ha perciò voluto che il secondo punto sviscerato con la consueta lucidità teutonica di fronte ad un Parlamento composto in maggioranza da ricchi esponenti dell’industria e del latifondo agrario, i famosi Junkers da non confondere con il nostro personaggio moderno, dovesse essere portato a termine a tutti i costi per garantire la sopravvivenza della Germania. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi europei, tanto che perfino i media dei vari paesi che compongono la UE non perdono tempo nel far notare come il record mondiale dell’export venga giocato ogni anno alla pari dalla stessa Germania e dal colosso cinese. Missione compiuta? La Germania ha dunque finalmente trovato il suo equilibrio, garantendo la pace per i paesi limitrofi e scongiurando così il rischio di una terza e definitiva guerra? Il vostro inviato sul campo non la pensa così.

Quando mi apprestai a scrivere il mio primo articolo di presentazione del blog, nell’ormai lontano gennaio di due anni fa, elaborai una frase che poi cancellai non tanto per paura di una reazione rabbiosa di qualche lettore sognatore o di una segnalazione di qualche zelante censore, bensì per timore di sembrare pedissequo e ridondante già all’esordio. La frase cancellata, e che ora dunque ripropongo, indicava come per la terza volta nell’arco di un secolo una Germania rafforzata e sempre più sicura di sé stessa, senza vergogna di superare le colonne d’Ercole della propria arroganza, si apprestasse a distruggere l’Europa. Frase forte, certo e chi può negarlo. La questione di un fantomatico Quarto Reich tedesco, già denunciato da diversi giornalisti e perfino accademici italiani come per esempio Bagnai, in verità andrebbe già superata. Infatti dopo due anni io sono sempre più convinto che non sarà un rinnovato militarismo interno alla Germania, che comunque c’è, oppure il sempre più pressante interventismo economico nelle questioni interne altrui a frantumare l’Europa bensì l’incompetenza e mediocrità generale interna che ci travolgerà tutti. Ma andiamo con ordine.

Uno dei leit motiv costanti che ritornano su questo spazio digitale è quello della cosiddetta caparbietà tedesca, che tanto viene lodata dai commentatori amanti del modello renano, ma che in verità nasconde una limitatezza di vedute e un’ottusità che dovrebbe intimorire chiunque sia ancora sano di mente. Pensate solo al numero impressionante di eventi politici che si sono verificati in Europa, anzi per essere esatti in Occidente, negli ultimi due anni. La stragrande maggioranza di tali accadimenti di natura politica, che fino a qualche anno fa appunto sarebbero stati considerati degni di una novella di fantascienza, sono figli a ben vedere della mediocrità generale tedesca e della totale mancanza di organizzazione e coordinamento che ne deriva, e che tra un po’ descriverò. L’avvento in tutti i paesi dell’Europa centro – orientale, in breve Mitteleuropa, e la Brexit in Gran Bretagna trovano la propria origine in una rivolta popolare, sfruttata abilmente da politici di destra, nei confronti della politica di apertura dei confini tedeschi da parte del governo Merkel verso l’ormai celeberrimo milione di siriani. Più volte negli ultimi due anni ho sviscerato le cause di questa politica pseudo – umanitaria, che viene giustificata non per un senso di amore fraterno verso i più sfortunati bensì per una necessità di evitare il costante ed esponenziale declino demografico tedesco. Basti pensare che secondo diversi istituti di statistica, tra cui lo stesso Statista.de tedesco di cui consiglio la consultazione, entro il 2050 un terzo dei cittadini tedeschi avrà più di 65 anni.

Tuttavia non voglio ancora soffermarmi su questo tema, che avevo già trattato in precedenza, ma faccio solo notare come a causare questo spostamento a destra di mezzo Continente, con conseguenze imprevedibili, sia stato un atteggiamento tedesco dominato dall’arroganza di poter risolvere una situazione complessa in poco tempo e senza intoppi, da un certo paternalismo morale che ha fatto indignare ancora di più quegli europei scottati dalla vicenda ancora calda della Grecia e da un unilateralismo senza compromessi che non ha pensato nemmeno per un attimo di coinvolgere gli altri governi o di chiedere loro un’opinione. Le conseguenze di un simile dilettantismo sono ancora sotto gli occhi di tutti e le molestie sessuali di Capodanno a Colonia nel 2016 da parte di migliaia di giovani musulmani sono solo la punta di un iceberg di un problema, quello dell’impossibile coesistenza di milioni di immigrati con le società occidentali, che nei prossimi anni scoppierà con maggior vigore in Germania.

La stessa elezione inaspettata di Trump fu una reazione popolare, manipolata ed indirizzata beninteso, di vasti settori impoveriti e sempre più furiosi per un’accoglienza indiscriminata di popolazioni dai bassi livelli scolastici e sempre più padroni dei ghetti urbani. Nel caso poi dell’uscita della Gran Bretagna dalla UE, basti fare una ricerca su Youtube degli interventi pubblici e discorsi del suo maggior sostenitore Nicole Farage ogni volta che ha avuto l’opportunità di dire la sua sull’operato della signora Merkel. Eppure a cosa stiamo assistendo in questi giorni? Niente di meno che all’incredibile riproposizione di quella grande coalizione tra conservatori e socialdemocratici che ci ha portato alla situazione odierna. Eppure leggendo i giornali, sembra che die Wirtschaft boom, che ci sia insomma un nuovo boom dell’economia e che il peggio sia passato. Tuttavia uno sguardo più attento non potrà fare a meno di notare come i mali del passato si ripresentino e l’ostinata volontà di andare fino in fondo al proprio progetto politico, esattamente come fecero i nazisti che combatterono fino agli ultimi giorni in maniera del tutto inutile dal momento che la guerra era già notoriamente persa già dal ’43, non promette nulla di buono. Il desiderio di riproporre la Merkel, assieme agli alleati de sinistra della SPD, può essere considerata una provocazione ed una dimostrazione di forza nei confronti di quelle forze che stanno tentando di distruggere la UE. In verità altro non è che la plastica dimostrazione di come questo paese, che non perde occasione di dichiararsi moderno e “digitale”, soffra in verità della stessa obbedienza cieca e acritica al potere che per due volte lo ha condotto al disastro. L’aspetto poco osservato ma sintomatico dell’apoliticità della cittadinanza borghese tedesca, la Bürgertum, già denunciata nel 1901 dal trentunenne Max Weber, la si trova ancora una volta nei titoli dei giornali, già sufficienti di per sé per comprendere lo spirito di una nazione.

In questi giorni nei quali si discute della fattibilità o meno della Große Koalition, non ci si chiede quali siano i progetti che queste forze hanno in mente per l‘Europa, quali le loro visioni, quali i punti critici che secondo loro dovrebbero essere eliminati. Non si parla per esempio minimamente di ridurre le sempre crescenti differenze di classe e la povertà esponenziale, del tutto avallata dalle riforme della sinistra “responsabile” di governo, bensì nei titoli appunto dei giornali si informa il cittadino di quanti soldi – Geld – dovrebbe ricevere in caso di un nuovo governo Merkel. Per soldi intendiamo minimi abbassamenti delle aliquote fiscali, di altrettanti risibili aiuti alle famiglie con figli e di minimi ritocchi al ribasso delle quote percentuali del proprio salario da dover versare all’assicurazione sanitaria. Questo continuo parlare di politica partendo dal portafoglio, senza offrire una visuale a 360° del futuro del proprio paese e dell’Europa, è a mio parere molto significativo dal momento che rappresenta l’ideale di una società tedesca, già attiva da molto tempo in verità, che ha fatto del vivere alla giornata e del ricavare soldi (anche minimi) da ogni campo la propria ragione di vita.

E’ una società sempre più incentrata su quella americana, considerata come l’innovazione fattasi carne, ma in verità già in ritardo sullo stato delle cose visto che gli USA nei prossimi anni cederanno la supremazia economica alla Cina. D’altra parte lo stesso peggioramento dei trasporti e della sanità pubblica, per non parlare del livello di formazione degli alunni tedeschi in continuo peggioramento, è in linea con la sudditanza psicologica nei confronti del Centro dell’Impero; la tendenza è quella di garantire un livello scadente di servizi agli stranieri, che a stragrande maggioranza guadagneranno per tutta la loro vita dei salari più bassi rispetto ai colleghi tedeschi nonostante siano spesso più formati, o agli stessi tedeschi impoveriti, mentre chi potrà permettersi una sanità e delle scuole d’eccellenza private per sé e per i propri figli starà sempre meglio.

Eppure in un quadro così desolante, i primi segnali del cedimento venturo si avvertono forti e chiari. Le grandi e fantasmagoriche opere pubbliche latitano da più di dieci anni, se non di più, con spreco di denari pubblici e ludibrio internazionale connessi. Il simbolo plastico dell’inefficienza tedesca è senza dubbio il progetto del nuovo aeroporto di Berlino – Schönefeld, il quale sarebbe già dovuto essere inaugurato nel 2006 ma che, per un clamoroso errore nella progettazione delle uscite di emergenza, vede tuttora dei cantieri a cielo aperto che non si sa quando verranno portati a termine. Nel frattempo miliardi di Euro sono stati gettati nel calderone inutilmente, mentre l’inaugurazione che doveva avvenire entro quest’anno è slittata al 2020, senza che però vengano date certezze alcune sulla fondatezza di tale notizia. L’aspetto divertente, ma al tempo stesso tragico visto che questa dovrebbe essere la nazione leader in Europa, è che se anche dovesse venire inaugurato tra due anni, sarebbe comunque insufficiente per accogliere il traffico aereo in costante ascesa per via del turismo. Nel frattempo la preveggente e competente classe politica tedesca, per lo meno una parte capitanata dai liberali, ha promosso un referendum popolare a Berlino conclusosi con la vittoria di chi chiede da anni la chiusura dell’altro aeroporto di Berlino, ossia Tegel. In attesa del disastro annunciato, un altro segnale che cozza contro il mito della presunta efficienza tedesca è quello del fallimento della storica compagnia aerea di Berlino, Air Berlin appunto, che già da diverso tempo navigava in cattive acque.

Fonti interne di chi ci ha lavorato per anni mi ha comunicato di recente che fino a qualche anno fa, tutte le mail inviate dai clienti (ed erano tantissime viste l’assoluta inefficienza della compagnia) venivano stampate ogni giorno dal servizio clienti e messe in appositi armadi situati in uno stanzone apposito. Non ho timore di essere denunciato per diffamazione da una compagnia che non esiste più, ma la fonte è certa e la notizia vera. Finché un bel giorno nel 2012 il nuovo manager, o monager per chi è del Triveneto e comprende queste sottigliezze, si accorse che forse l’idea di stampare e sprecare carta per tutte le migliaia di mail ricevute giornalmente non era propriamente geniale. Ma quella del fallimento di Air Berlin, e della controllata compagnia Niki, non è l’unico caso in cui migliaia di lavoratori sono stati licenziati e costretti a vivere con il generoso sussidio Hartz IV. Solo qualche mese fa il colosso della Siemens decise di chiudere alcuni stabilimenti, tra cui quello di Berlin – Charlottenburg, lasciando a casa quasi 7.000 persone.

Parlando poi ancora di inefficienze e ritardi, il sottoscritto vi potrà testimoniare con successivi articoli lo stato pietoso delle ferrovie tedesche; vi sono periodi in cui non passa letteralmente giorno senza che vi siano treni in ritardo oppure cancellati per difetti ai cavi o per disturbi del segnale, senza considerare i quotidiani interventi della polizia che bloccano intere stazioni. Stando in tema, un altro progetto iniziato da anni e mai finito è quello della cosiddetta Stuttgart 21. Esso altro non è che un progetto di riorganizzazione della rete ferroviaria di Stoccarda, capitale della ricchissima regione del Baden Württemberg, che prevede la costruzione di ben 30 km di gallerie per linee ad alta velocità sotterranee. I lavori sono partiti il 2010, con cinque anni di lavoro sulla tabella di marcia anche a causa delle proteste di vasti settori della popolazione. Anche qua, come nel caso del nuovo aeroporto fantasma di Berlino, non si sa ancora con certezza se entro il 2020 i lavori verranno conclusi con successo e senza guasti successivi. Quello che è certo è che di fronte al budget iniziale di 4,5 miliardi, ne sono stati già spesi 10 e non si prevede una fine. Pensate se un caso nazionale di una simile gravità fosse successo in Italia. Per citare un ultimo esempio di inefficienza generale, vi potrei citare come il recente treno ad alta velocità Monaco – Berlino, il quale avrebbe dovuto garantire la percorrenza della tratta in sole quattro ore, sia soggetto a continui ritardi e cancellazioni. Vi potrei descrivere ben altri piccoli ma numerosi casi singoli di dilettantismo, come quello dell’azienda dove lavora un mio amico che da ben cinque anni sta tentando di installare un nuovo software – impresa quasi al limite dell’impossibile evidentemente – senza riuscirvi ma preferisco fermarmi qua.

Altro scricchiolio è stata la stessa durata delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, che si badi bene non c’è ancora. Da più di 100 giorni il paese considerato da tutti gli analisti come il più stabile d’Europa non riesce ad avere un governo. Se vi ricordate bene, paesi come la Spagna o il Belgio vennero definiti instabili poiché in poco più di un anno si recarono varie volte alle urne, prima di essere in grado di formare un governo. Eppure la medesima attenzione, e critica, mediatica verso la mitica Germania proviene solo da poche voci libere. Comunque se grande e bella coalizione sarà, il trend degli ultimi anni non verrà invertito: a farne le spese saranno ancora una volta i socialdemocratici comandati (si fa per dire) in questo momento da Martin Schulz, i quali alle ultime elezioni hanno toccato il loro minimo storico.

Le diverse diseguaglianze sociali, inaugurate da Schröder e sempre confermate dalla sinistra governativa e stampella dei governi Merkel, non hanno presupposti logici per diminuire mentre il politicamente corretto che ha permesso l‘accoglienza di milioni di persone con livelli culturali e scolastici al limite dell’analfabetismo anche nei confronti della propria lingua (figuriamoci del tedesco), garantiranno ancora una volta la stagnazione dei salari, logico presupposto della decennale deflazione tedesca che permette sì a chiunque di comprarsi un dentifricio a 50 Cent ma che tiene tuttavia il proprio salario fermo dal 1993. Ad avere ben capito l‘andazzo generale sono stati soprattutto i tedeschi dell’est, ovvero coloro che più di altri hanno subito sulla loro pelle le riforme del mercato del lavoro e la rimodulazione dei sussidi di disoccupazione promosse dalla stessa SPD, cui da tempo hanno girato le spalle. I media e vasti settori dell’opinione pubblica, che vive e lavora nei quartieri chic delle grandi città e che ha rapporti con le minoranze musulmane solamente quando si recano a mangiare un kebab, hanno avuto e stanno avendo gioco facile a considerarli come dei bifolchi o chissà anche degli sdentati, come lo stesso ex Presidente socialista Hollande ebbe modo di definire i nuovi poveri votanti a destra.

Al tempo stesso il mito del multiculturalismo è già considerato gescheitert, ossia compromesso, da vasti settori dell’opinione pubblica. Il clima di paura generale impedisce di esprimere la propria opinione sui posti di lavoro e addirittura su Facebook, visto che l’ultima draconiana legge del governo Merkel obbliga il colosso a cancellare entro 24 ore tutti i post considerati “illegali” od “anticostituzionali”, pena una multa di 50mila Euro per ogni post non rimosso. Anche il meno esperto delle cosiddette regole vigenti sui sociali si sarà già ben preso conto dello scetticismo, anzi dell’impraticabilità di controllare seduta stante se un articolo è contro la legge o la Costituzione tedesca. Chi dovrebbe controllare la liceità? Un team di giuristi, magari assoldati da Facebook per l’occasione? Se io per esempio dovessi scrivere che gli israeliani si sono macchiati di crimini contro l’umanità per aver ucciso dei civili, verrei considerato dal neo Stato Etico hegeliano come antisemita? Se qualcuno poi dovesse postare qualcosa sul terrorismo islamico o sulla violenza insita nell’Islam, verrebbe accusato di razzismo? Quel che è certo è che ad avvantaggiarsi di questo clima oscurantista sarà l’AFD, che giustamente accuserà il governo di larghe intese di limitare la libertà d’opinione. Non bisogna insomma essere dei geni o dei fini politologi per comprendere come nel 2021, se non prima qualora il quarto governo Merkel dovesse cadere, la vera sfida sarà tra i falchi ultraliberisti della CDU e tra quelli, anch’essi ultraliberisti, dell’AFD. La SPD dovrà considerarsi fortunata se arriverà al terzo posto. Eppure il kapò Schulz si dimostra ottimista. E’ convinto che la Germania assieme alla Francia potranno finalmente creare gli Stati Uniti d’Europa – d’altra parte lui e Macron sono stati messi lì apposta ed è quello il loro compito – che ridurrà gli ex stati nazionali a regioni gravitanti intorno alla Germania, chi come area dedicata alle esportazioni tedesche chi come riserva di manodopera. Dopo aver servito da Presidente dell’inutile Parlamento Europeo i padroni di Bruxelles, il nostro eroe non ha fatto altro che cambiare padrone. Forse dovremmo chiedere scusa, almeno per una volta, a Silvio.

Tornando al discorso iniziale, purtroppo l’opinione pubblica tedesca si è dimostrata ancora una volta del tutto apolitica, come scrisse il giovane Max Weber nell’analisi del 1901 da me citata nelle prime righe dell’articolo. Si beve tutto e crede che una vittoria sia vicina, nonostante le difficoltà e la sindrome d’accerchiamento. Nel frattempo anche la vicina Austria ha svoltato a destra, unendosi di fatto al Club di Visegrad. La Gran Bretagna nonostante la probabile uscita non è ancora affondata, in Francia ce l’abbiamo fatta per un soffio con un uomo Rotschild ma forse paradossalmente il destino d’Europa è ancora in mano a noi italiani. Se la storia insegna qualcosa, allora non dimentichiamoci che in entrambe le guerre mondiali gli equilibri si sono spostati in maniera decisiva ogni qual volta il nostro paese è entrato in campo. Nel 1915 avevamo abbandonato la Triplice Alleanza con Austria – Ungheria e Germania, tenendo occupate le loro truppe che altrimenti avrebbero avuto gioco facile della più debole (rispetto alla Germania) Francia.

Nel 1940 – 41 il nostro ennesimo sgangherato intervento militare, questa volta nei Balcani, si concluse in una catastrofe che costrinse Hitler a mandare diverse divisioni che in pochi giorni invasero ed occuparono la Jugoslavia, ma che per quattro anni non riuscirono ad avere la meglio sui partigiani. Tali divisioni avrebbero dovuto attaccare l’Unione Sovietica, la cui invasione venne ritardata di diverse decisive settimane, ma invece rimasero ivi bloccate indebolendo così di fatto la potenza di fuoco contro l’URSS. Mi rendo conto che sto divagando troppo come al solito, ma forse noi italiani non dovremmo sottovalutarci troppo. Alle prossime elezioni le forze anti – europeiste potrebbero raccogliere la maggioranza dei voti e mettere sotto pressione una Germania sempre più circondata da paesi ostili. Caso non voglia che, dopo aver risolto nel Novecento in maniera violenta il problema del sovrappopolamento della popolazione tedesca, non venga altrettanto risolto con metodi legali quello dell’esportazione dei beni, già citato nel 1891 dal Conte von Caprivi come la seconda possibile soluzione per la sopravvivenza della Germania. Intanto attendo con la solita trepidante emozione la condanna dei miei colleghi tedeschi nei confronti dell’ennesimo voto sbagliato avvenuto in un paese diverso dal loro.

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