6° ed ultimo lampo – La peggio gioventù

Foto tratta dall’ironico, ma ahimè veritiero, gruppo Facebook “Premio Goebbels per la disinformazione”

Un anno fa avevo deciso di provare ad illuminare i lettori italiani sulla condizione della Germania attraverso dei lampi. Essi sono consistiti in brevi articoli, 5 per la precisione, che si sono soffermati sui lati oscuri della società tedesca, poco o direi spesso quasi per nulla conosciuti al grande pubblico italiano. Abbiamo analizzato le cicliche manovre mediatiche, oltre a quelle vere con stivali sul terreno, dell’esercito che ogni 4 mesi inonda tutte le città tedesche di enormi manifesti per tentare di convincere la propria gioventù, non importa se minorenne o meno, ad arruolarsi per difendere il benessere economico del Quarto Reich merkeliano a rischio recessione. Non sono mancati nemmeno i sondaggi, che hanno dato due terzi dei cittadini tedeschi favorevoli alla reintroduzione della leva militare obbligatoria per i diciottenni. Ci siamo poi inoltrati nei quartieri multietnici berlinesi, come per esempio Neukölln, nei quali le mafie libanesi e turche riciclano i soldi sporchi della droga, venduta nei parchi urbani della capitale ad ogni ora del giorno e della notte, nell’apertura di centinaia di sale scommesse, kebab, bar e ristoranti che stanno spuntando come funghi da anni. Tutto questo nell’impunità assoluta in una città, evidentemente non così povera e forse neanche sexy, che perde invece tempo a dare la caccia ai fantomatici nazisti dell’Illinois, onnipresenti in ogni quartiere.

Seguendo il filo logico di un’integrazione tedesca, spacciata ai quattro eventi come la migliore in un’Europa dominata dai malvagi populisti rigorosamente razzisti, ci siamo imbattuti in folle di turchi danzanti che hanno festeggiato nelle vie della capitale la vittoria del loro Presidente Erdogan, sincero democratico. In un altro lampo ci siamo per un attimo allontanati dalla Germania per spostarci a Sarajevo, capitale di una Bosnia ancor di più divisa a vent’anni dalla fine della guerra civile e che ha accolto anch’essa Erdogan con una folla entusiasta di musulmani, che sbandieravano migliaia di bandiere turche con la mezzaluna islamica in bella vista. Se un giorno scoppierà una nuova guerra nei Balcani tra i vari attori locali pilotati dalle cosiddette superpotenze straniere, nessuno ci potrà accusare di non averlo previsto con mesi, se non con anni di anticipo. Infine, tornando nella Berlino alternativa per definizione, abbiamo appena intravisto quelle ombre invisibili, o popolo degli abissi per rubare un’efficace definizione al Professor Sapelli, che quasi mai navigano in superficie ma che popolano i bassifondi della capitale della “locomotiva d’Europa“. Pensionati costretti a lavorare o scavare nei rifiuti, giovani drogati che tentano di vendere improbabili giornalacci per ricavare la loro dose quotidiana, altri drogati che si fanno sulle panchine di una stazione della metropolitana nel quartiere occidentale di Steglitz, a pochi passi dalle vetrine del nuovo lusso, oppure disperati in sedia a rotelle e senza gambe che occupano ogni mattina la stazione ferroviaria che ancora adesso percorro per andare al lavoro.

Anche questa è Berlino, anche questa è la Germania, anche questa è l’Europa dove viviamo. In questo sesto ed ultimo lampo sulle oscurità  della nostra vita quotidiana, vorrei prenderla più sul personale. E’ da tanto che avrei voluto scriverne ma ho sempre avuto un certo disagio a parlarne. Ci troviamo in uno dei tanti laghi berlinesi che popolano la periferia. Senza andare nello specifico, al lettore basti sapere che è una calda domenica di inizio maggio dell’anno scorso ed assieme ad altri miei amici, tutti italiani, decido di passare un pomeriggio rilassante sulle sponde di un lago, non molto lontano dall’aeroporto di Tegel. Ci troviamo quindi sul lato occidentale di Berlino, quasi al confine col Brandeburgo, ed il tempo è splendido. Una folla di bagnanti ha avuto la nostra stessa idea e le ore passano placide e rilassanti, tra chiacchere e scampoli di prima tintarella stagionale. Tutti noi siamo giovani italiani, tutti noi abbiamo dovuto o voluto abbandonare il nostro paese per cercare un lavoro ed un’esistenza migliore al di sopra del Brennero.

Ad un certo punto una ragazza racconta di un episodio personale capitatole la settimana precedente; si trovava col suo ragazzo tedesco, ma di origini ucraine, a casa dell’amica di lui per una cena. L’amica del suo ragazzo è una donna russa di una certa età che da diversi anni vive e lavora a Berlino. Ad un certo momento la conversazione dei tre presenti alla cena era passata al ruolo del presidente Putin. L’amica russa lo elogiava apertamente; aveva affermato che la Russia con lui era molto migliorata dalle condizioni disastrose, che invece il precedente presidente Eltsin (nonchè filo-occidentale) l’aveva condotta per tutti gli anni ’90. Ne era seguita una discussione accesa, che è stata appunto riportata dall’italiana durante la scampagnata al lago. Ebbene lei si chiede com’è possibile che una russa che vive a Berlino abbia potuto fare l’elogio di uno come Putin, che altro non è che il solito fascista, omofobo, militarista, etc… Lascio al lettore immaginare gli altri aggettivi impiegati; gli basti leggere qualsiasi giornale della libera stampa mainstream presente in Occidente per farsi un’idea. Mentre tutti (a parte me) annuiscono in silenzio, il sottoscritto ha “osato” solamente affermare che Putin qualcosa di positivo l’avrà pur fatto, se è stato eletto per quattro volte dalla maggioranza dei russi, e che comunque è indubbio che le condizioni di vita dei suoi cittadini, benchè tuttora critiche, siano molto migliorate sotto la sua gestione. Il mio contributo al “dibattito” sarà durato 10 secondi, tempo necessario per un altro italiano espatriato come me per rispondermi dicendo che: “Beh se è per questo anche Mussolini ha fatto delle cose positive; d’altra parte era anche lui un dittatore.” Ah ah ah, risate di approvazione generali. Sennonchè sempre io decido, anzi mi permetto in maniera provocatoria di aggiungere che “per fortuna al contrario dei russi, noi europei possiamo contare su una classe politica di statisti, che sicuramente ci condurrà  fuori dalla crisi.” Appena sentito ciò, cala un silenzio assoluto; nessuno fiata, nessuno risponde, è come se avessi osato dire che le madri di tutti quei poveri ragazzi e ragazze conducessero il mestiere più antico del mondo. L’omertà dura qualche secondo fino a che un altro compagno, finora rimasto quasi sempre zitto, propone in maniera imbarazzata di fare dei giochi da tavolo per superare l’impasse. Gli altri acconsentono ma l’entusiasmo delle prime ore è sparito e non sarebbe mai più stato ripreso. Sono passati dei mesi da quell’episodio ma il gelo di quel silenzio non è ancora sparito dalle mie ossa. Maledetto io che ho avuto l’ardore di fare dell’ironia sulla nostra magnifica classe politica europea!

Cosa voglio dire con quest’ultimo lampo? Mi piacerebbe solo che chi sta leggendo si rendesse conto di come molti giovani siano stati e continuino ad essere manipolati dai nostri media. Essi ripetono come dei pappagalli ben ammaestrati quanto viene comunicato loro dai social e dai giornali di regime, tutti rigorosamente europeisti. La colpa della crisi epocale, nella quale è immerso il nostro ora come non mai Vecchio Continente, non è di questi nostri politici e tecnocratici, spesso mai eletti, che hanno distrutto milioni di posti di lavori e costretto centinaia di migliaia di noi ad emigrare. Questi nostri politici, ispirati dagli illustri economisti provenienti dalle università d’èlite, hanno rovinato le esistenze di milioni di persone, come per esempio il mio coetaneo Michele di Udine che si era tolto la vita per disperazione due anni fa, dopo aver invano cercato un lavoro dignitoso. E con lui migliaia di imprenditori veneti, che si erano suicidati durante il periodo più duro della crisi perchè non potevano sopportare il fallimento delle loro imprese. Nessuna responsabilità porterebbe un professore bocconiano di nome Mario Monti che in un inglese mediocre di fronte ad un giornalista americano aveva dichiarato candidamente che le “sue” riforme, in verità  imposte da Bruxelles, avevano distrutto la domanda interna in Italia. Nemmeno un altro politico fieramente europeista come Matteo Renzi, che ha sdoganato il libero licenziamento senza giusta causa, laddove nemmeno il perfido Berlusconi vi era riuscito, dovrebbe rispondere a qualcuno. Nemmeno la Signora Merkel, il suo fedele Ministro delle Finanze dell’epoca Schäuble e tutta quella risma di commissari europei che hanno contribuito a martoriare il popolo greco con misure di genocidio economico, per salvare le banche private francesi e tedesche che si erano esposte per centinaia di miliardi, sarebbero evidentemente responsabili secondo la logica di quei giovani emigranti italiani a Berlino.

No, se in questo momento noi europei siamo alla viglia del terzo disastro nell’arco di un secolo, l’intera colpa dev’essere fatta ricadere sulla politica estera di Putin, che dalla Russia vuole intromettersi nei nostri ricchi affari, facendoci dividere e combattere tra di noi. Se quel giovane amico, che mi ha risposto citando Mussolini, ha dovuto farsi migliaia di chilometri per poter svolgere un dottorato di ricerca (pagato, al contrario di quanto spesso avviene in Italia), la colpa non è di un sistema gerontocratico, che va oltre lo stesso concetto di mafia dove se non lavori bene vieni subito fatto fuori, che ha tagliato le gambe al talento e al merito. No, è tutta colpa di Putin. Oppure dei populisti, o dei razzisti, o dei clerico-fascisti polacchi, o degli eredi del Duce, o di Salvini, o di Orban, o della Le Pen, o di Trump e Bannon che vogliono anch’essi dividerci, o magari di Erdogan che ci vuole islamizzare, senza dimenticare questi ingrati inglesi che vorrebbero addirittura staccarsi da noi europei sempre più benestanti. E le fake news, che hanno permesso la Brexit e la vittoria di Trump? Qualcuno per caso le ha dimenticate? Per non parlare del fronte interno tedesco, tante volte analizzato in questo blog, con l’Alternative für Deutschland che sta facendo terra bruciata di voti nelle regioni orientali dell’ex DDR (guarda caso quelle piú impoverite dalla globalizzazione) e che ora minaccia perfino di conquistare la capitale, la rossa Berlino. Ecco a voi servita la sindrome da accerchiamento, anch’essa descritta in diversi contributi già l’anno scorso, che emerge anche nelle persone più miti durante una tranquilla domenica di fine primavera.

L’aspetto triste di questa vicenda è che i giovani nati alla fine dello scorso millennio, questi fantomatici millennials senza reddito nè casa nè famiglia, senza insomma nulla in mano, accettano senza colpo ferire la propaganda di quegli stessi dominatori che li hanno impoveriti, costringendoli ad una vita di stenti nelle loro madrepatrie od obbligandoli ad emigrare in posti improbabili per poco meno di 2mila Euro al mese, se va bene. Il terrore nei confronti della Russia, o chi per lei, è l’ultimo scacco matto di una dirigenza europea che ora come non mai cerca lo scontro finale, poichè sa benissimo che il fragile sistema, che le ha permesso di arricchirsi e comandare, sta mostrando i primi segnali di scricchiolio. In Francia si sono finora salvati con le leggi di pubblica sicurezza all’indomani dei soliti attentati “islamici”, esattamente come successe in America col Patriot Act dopo l’11 settembre. In Germania invece? L’episodio descritto sopra dovrebbe essere chiaro.

Sembrerebbe che finora la battaglia, quella più importante, delle menti sia stata vinta. Non mi risulta infatti, perlomeno io non li ho visti, che nemmeno un manifesto militarista della Bundeswehr sia stato imbrattato, strappato o contestato da nessuno dei numerosi centri sociali che popolano Berlino e che invece non perdono tempo a contestare le manifestazioni legittime dell’Afd, l’unica opposizione presente in questo momento in Germania dopo il suicidio decennale della sinistra. Anche questi sono piccoli, ma molto significativi lampi. Senza dimenticare infine che in guerra la prima a morire è la verità.

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