Le espulsioni volontarie dalla Germania

IMG_20181121_170118688Si sa: la liberale Germania è quel paese europeo che più degli altri negli ultimi anni si è impegnata nell’accogliere milioni di migranti provenienti dai diversi angoli del mondo. Tralasciando per un attimo l’unilaterale decisione presa nell’estate del 2015 della Signora Merkel di aprire i confini a più di un milione di siriani, il paese in questione si sarebbe caratterizzato per un grado di apertura fisica ed anche mentale nei confronti degli stranieri ben maggiore di quello di altri stati, governati invece dai soliti populisti xenofobi. Tanto che quest’anno perfino l’ordine francescano della celeberrima Chiesa di San Francesco d’Assisi aveva deciso di premiare la Cancelliera con la prestigiosa “Lampada della Pace”, una specie di Premio Nobel per la Pace che il Sacro Convento affida ogni anno ad una personalità che si sarebbe impegnato per garantire la pace e la tutela dei diritti umani nel mondo. Nella motivazione dell’assegnazione del premio di quest’anno alla Merkel compariva anche la sua decisione di accogliere un milione di migranti.

Tuttavia anche nella tollerante ed aperta Germania da diverso tempo il clima sta mutando. Sarebbe troppo facile richiamare le violenze sessuali operate da diversi stranieri durante il Capodanno di Colonia nel 2016 o la serie ininterrotta di omicidi e stupri da parte di alcuni richiedenti asilo siriani, uno tra tutti l’episodio accaduto a Chemnitz nel settembre di quest’anno, che tanta rabbia e disincanto hanno suscitato in una parte sempre maggiore della popolazione tedesca. Politicamente parlando, dal momento in cui la Cancelliera si apprestava ad inserire la marcia all’ennesima e stantia grande coalizione, lo iato tra lei ed il Ministro degli Interni si è fatto ogni giorno più rilevante. Per Ministro degli Interni ci riferiamo a quel medesimo Seehofer, da anni alla guida del partito gemello bavarese della CSU e che proprio qualche settimana fa aveva dichiarato di non desiderare più ricandidarsi come capo del suo partito, anche a seguito della perdita di voti alle ultime elezioni bavaresi. La sua dichiarazione, per niente sorprendente viste le critiche da lui ricevute negli ultimi mesi da diverse fonti, ha fatto il palo con quella della Signora Merkel, che qualche giorno prima aveva ufficializzato anch’essa il ritiro dalla scena pubblica senza però rinunciare a finire il suo ultimo mandato da Cancelliera. Lei aveva preso la soffertissima decisione per la grave crisi di voti e consensi che il suo partito CDU e l’intera grande coalizione con la SPD stanno subendo.

Ebbene lo scontro tra i due esponenti politici del centro tedesco, senza contare gli attriti continui tra il Ministro degli Interni Seehofer ed il partner socialdemocratico della SPD, verteva e verte tuttora soprattutto sul tema dell’immigrazione. Da una parte il capo dicastero degli Interni avrebbe voluto un controllo e, se necessario, anche una chiusura dei confini, oltre che una maggiore collaborazione politica con il Club di Visegrad, composto da quei paesi dell’Europa centrorientale maggiormente critici verso la politica d’accoglienza. Dall’altra (stiamo ovviamente semplificando per mancanza di spazi) la Merkel, la parte preponderante del suo partito CDU e il partner di coalizione della SPD si sono sempre dichiarati a favore di una gestione dell’immigrazione, con l’introduzione di quote annuali di migranti ed una riforma del diritto d’asilo. La querelle è andata avanti fino ai giorni nostri, comportando la perdita di consensi di tutti i partiti che formano la Größe Koalition, e raggiunse il suo culmine quando Seehofer minacciò di dimettersi con la conseguenza di far cadere il governo e tornare con tutta probabilità alle urne.

In ogni caso, complici anche la maggior parte dei media italici appiattiti nell’elogio sperticato verso il paese leader d’Europa, l’immagine (per alcuni mito) della Germania ancora accogliente verso tutti gli stranieri e diseredati della terra ha finora tenuto. Tuttavia negli ultimi giorni è successo qualcosa di interessante. Chiunque a Berlino non utilizzi la macchina privata, bensì i locali mezzi pubblici, per andare al lavoro o anche solo per spostarsi, non avrà potuto far a meno di notare che pressochè tutte le stazioni della metropolitana e dei treni erano tappezzate di manifesti governativi molto particolari. L’aspetto anomalo, tale da attirare subito l’attenzione del viaggiatore che fosse incappato a notarli, consisteva nel fatto che, a parte alcuni dettagli che tra un po’ analizzeremo, non erano scritti in tedesco. Infatti le lingue di questi grandi manifesti col timbro del Ministero degli Interni erano il russo, l’arabo, l’inglese, il francese, il parsi e perfino il pashtun. Il motivo è alquanto semplice: essi non sono stati presentati in tedesco dal momento che erano rivolti esclusivamente agli stranieri residenti in Germania. Le uniche parti non tradotte nelle diverse lingue erano rappresentate dallo slogan principale ben visibile in prima pagina, ossia “Dein Land. Deine Zukunft. Jetzt!”, tradotto in italiano come Il tuo paese. Il tuo futuro. Adesso!” e dall’indirizzo del sito internet www.ReturningfromGermany.com, gestito direttamente dal Ministero degli Interni.

Chiedendo subito lumi ad amici e conoscenti che parlano il russo e l’arabo, ne emerge subito che il messaggio veicolato dallo Stato Federale Tedesco è addirittura disarmante nella sua semplicità: attraverso questa campagna a tappetto, che come accennato ha coinvolto tutte le stazioni della metropoli berlinese governata da sempre dalle “sinistre”, il governo tedesco a guida Premio Nobel francescano” Merkel sta cercando di convincere gli stranieri, legalmente residenti ma anche quelli senza regolare permesso di soggiorno, ad abbandonare il paese in cambio del pagamento da parte della Germania di tutte le spese di viaggio oltre che della copertura totale di 12 mesi d’affitto che i migranti, qualora decidano di tornare al loro paese natale, debbano sostenere in futuro. Tuttavia al fine di usufruire di questa offerta, gli stranieri devono compilare tutta la necessaria modulistica entro e non oltre il 31 dicembre, come anche riportato nei manifesti governativi tradotti nelle diverse lingue. Detto altrimenti: sotto l’ambigua espressione, anch’essa presentata a caratteri notevoli nei volantini, di “ritorno volontario”, il Governo tedesco sta cercando di persuadere il maggior numero possibile di stranieri ad abbandonare la Germania, a questo punto non più così accogliente verso tutti quelli che fuggono da guerre e povertà. Vengono infine riportate alcune bandiere di paesi, che rappresentano quelli dai quali arriva la maggior parte dei migranti; in prima fila sono visibili per esempio i vessilli dell’Afghanistan, della Russia, della Siria e dell’India per citarne alcuni.

Un altro dettaglio fondamentale riguarda tutti coloro i quali abbiano richiesto l’asilo politico vedendosi però rifiutata la loro domanda presso l’ufficio apposito; qualora essi decidano di usufruire di questo programma governativo di “espulsione volontaria”, dovranno firmare uno specifico documento nel quale dichiarano per iscritto di rifiutare, anche per il futuro, di richiedere nuovamente asilo politico od umanitario in Germania o di abbandonare la loro precedente domanda, a prescindere se sia stata accettata o meno. Invece per gli altri migranti, magari economici ergo non richiedenti asilo, qualora essi decidano in futuro di emigrare di nuovo qui, nonostante si siano ora avvalsi di questo programma di ritorno, potranno richiedere comunque un permesso di soggiorno ma saranno obbligati a restituire tutti i soldi da essi ricevuti in passato dallo Stato tedesco per tornare appunto a casa.

Purtroppo, almeno da quanto mi risulta, nessun media italiano si è accorto della presenza di migliaia di manifesti ufficiali che invitano gli stranieri ad andarsene dopo averli pagati. A patto tuttavia che si decidano a lasciare il paese, che così volenterosamente li aveva accolti, entro e non oltre quest’anno, altrimenti i soldi dell’affitto per loro non arrivano. Eppure essi erano e sono ancora visibili dovunque. Forse il rischio era quello di incrinare il mito di una Germania che, al contrario di altri e ben noti paesi europei governati invece dai razzisti che espellono decine di migliaia di irregolari ogni anno, da sempre avrebbe accolto gli stranieri a braccia aperte. Ad ogni modo va riconosciuto un certo tatto da parte del quarto governo Merkel, nel senso che invece di mostrar loro la faccia dura e ricorrere a barbare espulsioni (che comunque ci sono, in special modo verso l’Afghanistan), utilizza metodi soft. Chissà  cosa sarebbe invece successo se il nostro omologo agli Interni Salvini avesse deciso di utilizzare anch’egli soldi pubblici per stampare manifesti in cui si invitava gli stranieri a ritornarsene nelle loro madrepatrie dominate da povertà endemica e mancanza di prospettive lavorative. Con tutta probabilità Saviano ci avrebbe scritto post infuocati, mentre i centri sociali nostrani sarebbero scesi in piazza a contestarlo anche con slogan violenti.

In ogni caso all’interno del sito internet www.ReturningfromGermany.de riportato come visto su tutti i manifesti, scopriamo che questo programma di ritorni volontari si chiama StarthilfePlus. Esso si compone di diversi livelli, dal sito definiti stage, che si applicano alla diversa situazione dello straniero che desidera partecipare al programma. Per esempio c’è lo stage 1, che prevede il ricevimento di 1.200,00 Euro da parte dello Stato qualora non si sappia ancora se la domanda di asilo politico avviata dal richiedente sia stata accettata o rifiutata; esiste poi lo stage 2 nel quale lo straniero al quale sia stata rifiutata la domanda d’asilo riceve 800,00 Euro qualora decida appunto di lasciare la Germania e non fare ricorso; infine abbiamo lo stage S (che non si capisce bene perchè non si chiami 3 invece che S) che consiste nel versamento sempre di 800,00 Euro qualora la Legge tedesca riconosca al migrante lo status di soggetto che necessità di protezione ma quest’ultimo desideri comunque tornare al suo paese natio. Nel sito non viene chiarito se i contributi economici da parte dello Stato Federale vengano elargiti una tantum od invece con cadenza regolare, anche se riteniamo che sia stata scelta la prima delle due possibilità in mancanza di specificazioni. Per completezza di informazioni, bisogna aggiungere che ogni minorenne che torna a casa con i  genitori, che hanno avviato la domanda, riceve metà dei soldi riportati sopra a seconda dello stage da applicare al caso specifico. Inoltre è previsto anche lo stage D dedicato esclusivamente ai cittadini di Albania e Serbia che risiedono in Germania per almeno due anni solo grazie ad un permesso di soggiorno temporaneo. Tuttavia il programma StarthilfePlus non prevedeva all’inizio la copertura delle spese d’affitto per un anno al proprio paese d’origine. Queste nuove spese offerte vengono espressamente definite dal Ministero degli Interni come un’espansione del programma descritto sopra.

A seconda delle esigenze individuali, un massimo di 3.000 euro per intere famiglie e un massimo di 1.000 euro per ogni singola persona possono essere offerti attraverso questo programma d’assistenza, come viene definito nel sito online governativo. I soldi possono coprire non solo le mere spese d’affitto bensì anche lavori di costruzione o ristrutturazione o perfino ampliamenti della cucina e del bagno. Purtroppo non viene specificato se i fondi possano aumentare qualora, per esempio, un commando di guerriglieri talebani faccia irruzione nel bagno danneggiandolo gravemente oppure se quello stesso gruppo di jihadisti, che qualche giorno fa ha rapito una nostra connazionale in Kenya, decida di far saltare la casa dove fino a quel momento la famiglia, che “volontariamente” aveva deciso di abbandonare la Germania, stava pagando l’affitto. Per sfortuna dopo una lunga ricerca i singoli paragrafi da adottare in caso d’emergenza non sono stati individuati.

Ironia a parte, non tutti in Germania hanno accettato la campagna governativa. Per esempio una tale berlinese di nome Hannah Hübner ha deciso di aprire una petizione online sul popolare portale change.org. Finora ha racconta circa 26.000 appoggi. L’iniziatrice, che lavora nel campo PR e nel marketing, ha definito i manifesti riprovevoli e problematici”, anche perchè sembrano non distinguere tra i rifugiati o tutti i migranti in genere. Ricorda quasi una campagna pubblicitaria da nuovo contratto per cellulari – ha aggiunto. Dall’articolo del Berliner Zeitung, che ha riportato l’idea della petizione online cui ha aderito anche un’autrice dello Spiegel, scopriamo che il costo pubblico per aver affisso dal 13 novembre 2.400 manifesti in 80 città tedesche ammonta a circa mezzo milione di Euro. Prima che la campagna governativa avesse avuto inizio, nel 2017 1.600 rifugiati si erano avvalsi del programma di ritorno volontario, sebbene non fosse appunto ancora contemplata la possibilità di avvalersi anche del pagamento dell’affitto per un anno. Per quest’anno invece circa 300 persone avrebbero manifestato il loro interesse, sempre beninteso prima dell’inizio della campagna pubblicitaria, secondo le cifre fornite dal Ministero degli Interni. Nuovi dati aggiornati, anche perché è probabilmente troppo presto per analizzarne gli effetti, non sono ancora stati forniti dopo che le migliaia di Plakate sono stati affissi alle stazioni di Berlino e di altre città tedesche.

Nel frattempo si direbbe che il re è nudo e qualche leggerissima difficoltà per il sistema sociale tedesco, dai nostri giornalisti considerato così efficiente nell’aver accolto incondizionatamente milioni di stranieri negli ultimi anni, forse andrebbe perlomeno riconosciuta.

 

 

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