1° lampo – Il t-rex in bagno

BundeswehrQuesto contributo sarà il primo di quattro o cinque lampi, come verranno da me definiti, che mostreranno lati nascosti di solito oscurati non tanto dai media quanto dalla nostra pigrizia mentale, sulla società tedesca che ci aspetta e che per molti aspetti è viva e lotta insieme a noi. Iniziamo dal primo episodio.

All’indomani della crisi istituzionale italiana mi sono recato a fare un giro in bici nella zona di Charlottenburg e poi da lì a Grünewald. Per chi non fosse mai stato a Berlino, questa viene considerata la zona del lusso e della ricchezza berlinese sia per una sua tradizione risalente all’Ottocento sia perchè durante la Guerra Fredda si trovava nella zona ovest sotto l’occupazione alleata. Il viale del Ku-damm è da sempre l’unico specchio dello shopping e dell’opulenza di questa metropoli acefala, il cui sindaco diversi anni la definì in maniera efficace “povera ma sexy”. Allo scintillare delle vetrine e allo scorrazzare delle Mercedes si contrappone tuttavia un lato oscuro a Ku-damm. Nel 1968 il capo del movimento studentesco Rudi Dutschke venne gravemente ferito dopo che uno studente di estrema destra gli sparò alla testa. Per puro miracolo non morì ma i danni cerebrali furono così gravi che lasciò questo mondo di lacrime diversi anni dopo per una commozione; fatto più importante per chi decise di punirlo fu che l’attentato gli impedì di essere politicamente influente durante agli anni precedenti al suo decesso avvenuto in esilio in Danimarca. La Germania dell’epoca, secondo le testimonianze di persone che io ho personalmente conosciuto e grazie anche ad articoli spulciati e ritrovati qua e là, era un condensato di valori piccoli borghesi e nazionalistici. I giovani, spesso drogati, che si affollano ora alle manifestazioni antifa contro i nazisti dell’Illinois, pardon del Brandeburgo, non sanno forse che mai la Germania si trovò in prima linea come la Francia e l’Italia nella contestazione al riarmo, alla corsa atomica, nel contrasto alla guerra in Vietnam e nelle critiche al familismo che invece furono pane quotidiano in altri paesi tra gli anni ’60 e ’70. Senza contare che all’epoca i nazisti in carne ed ossa, o se vogliamo i generali della Wehrmacht che invasero l’Unione Sovietica per ordine del Führer condividendone i relativi crimini, sedevano nelle questure, nella pubblica amministrazione, nei consigli delle grandi aziende e spesso nei gabinetti di sicurezza della NATO. Una delle poche isole di contestazione nell’oceano conformistico tedesco fu Berlino Ovest, dove gli studenti di sinistra (quella vera) scesero in piazza a più riprese per protestare contro la guerra in Vietnam. Uno dei capi fu lo stesso Dutschke che, come scritto sopra, venne quasi freddato mentre protestava nel viale del lusso berlinese. C’è da dire che prima del suo mancato assassinio tutti i media berlinesi e molti tedeschi, controllati dal colosso mediatico Axel Springer, gli gettarono addosso accuse e diffamazioni di tutti i tipi. Perfino nella liberissima e tollerantissima Berlino Ovest i buoni padri di famiglia, leggendo il Berliner Morgenpost, si chiedevano com’era possibile che il loro paese capitalistico e cristiano (qua si potrebbe scomodare Von Braun ma lasciamo stare) potesse tollerare questi vergognosi cappelloni.

Sembrerà assurdo per il lettore, per questo non lo obbligo a credermi, ma mentre andavo in bici i miei pensieri erano rivolti a lui e a come la società tedesca non abbia mai fino ai giorni odierni tollerato veramente le diversità. Un mio amico, che ha studiato per anni storia a Vienna e che ora sta facendo un dottorato a Tubinga, mi faceva notare come il Prater di Vienna fosse stato edificato da Francesco Giuseppe per relegare in un ghetto urbano le persone controcorrente – oggi si direbbe outsider – che potevano minacciare l’integrità politica dell’Impero austroungarico. Altro che giostre e ruote panoramiche: il Prater all’inizio venne pensato per nascondere alla vista dei borghesi imprenditoriali e agli integerrimi padri di famiglia le categorie maledette dello spirito come i pittori, gli scrittori, i poeti, i saltimbanco, i socialisti, gli omosessuali, i lascivi, gli atei e via dicendo. Lo so bene che Vienna e Berlino sono due poli contrapposti ma, se discutiamo della cultura politica dei paesi di lingua tedesca, potremmo trovare analogie in fondo non così inaspettate. Riflettendo su questo interessante aneddoto storico, da me ignorato fino a qualche giorno fa, ripensavo ai rivoluzionari uccisi a Berlino: da Rosa Luxemburg trucidata dai corpi franchi e gettata in un fiume nell’ameno parco cittadino di Tiergarten, passando per Dutschke, e arrivando infine a lui. Sulla via del ritorno mi ero fermato qualche minuto per riposarmi e bere dell’acqua e davanti a me ho notato una lapide in pietra. Non v’erano nè fiori nè corone ed anche le scritte in ferro non erano facilmente distinguibili se non avvicinandosi. Scoprivo che questo monumento senza abbellimenti altro non era che il ricordo dell’assassinio politico, uno dei tanti avvenuti in Germania, di Walter Rathenau. A parte i peter pan della generazione Orgasmus che di sicuro sapranno tutto di lui, vediamo di spiegare brevemente ai profani, che magari simpatizzano per Salvini e Le Pen, chi era costui e come mai venne ucciso. Rathenau era un politico tedesco di origini ebraiche e di convinzioni liberali di sinistra, che nel 1922 venne ucciso vicino alla sua villa berlinese di Grünewald da estremisti di destra. Venne assassinato perchè aveva ratificato il Trattato di Rapallo, che confermava i dettami del trattato di pace di Versailles del 1919, e perchè era sua intenzione intensificare i rapporti economici e militari con l’Unione Sovietica. Capite anche voi che le similitudini con i nostri tempi sono inquietanti: se l’Unione Sovietica era un paria negli anni ’20, ora lo è la Russia di Putin. Il vero incubo geopolitico per alcune ben determinate potenze occidentali e circoli di potere è che si venga a creare una sinergia sotto tutti i punti di vista tra un’Europa a guida tedesca e una Russia con immense risorse minerarie ed energetiche. Dal 2014 per ordine di Obama ed esecuzione di Merkel, Juncker e la Mogherini (ex Erasmus quest’ultima) noi europei, già di per sè diventati ricchi grazie alla politica di austerità  teutonica, siamo sottoposti ad una serie di sanzioni commerciali contro il nuovo “Hitler di turno”. Se un politico prova a mettere in discussione questo dogma e a collaborare con il vicino orientale, viene fatto fuori politicamente (Berlusconi) oppure sottoposto ad un linciaggio mediatico senza pudore (Schröder che presiede alla quarta elezione di Putin) oppure ucciso come Rathenau. Stavo quasi dimenticandomi di aggiungere che egli era all’epoca Ministro degli Esteri; capite anche voi la pericolosità per alcuni circoli economici di avere un politico così influente che tentasse un avvicinamento con i russi. Mentre bevevo dalla borraccia, riflettevo su due aspetti inquietanti: il primo è che gli attentati a due cani sciolti della società tedesca erano avvenuti nell’arco di nemmeno 50 anni in due luoghi situati a nemmeno 500 metri di distanza e all’interno del quartiere benestante e privilegiato di Berlino oltre che buen retiro di chi rappresenta gli interessi economici dominanti questa società; il secondo è che in entrambi i casi agì la damnatio memoriae contro le loro morti. Infatti sia per Rathenau e Dutschke, che avevano osato andare contro i dogmi politici dell’epoca, rimangono solo delle mere targhette senza la presenza di fiori, fari che possano illuminarli, corone d’alloro né – a quanto mi risulta – commemorazioni pubbliche. Lo stesso monumento a Rathenau è stato da me notato per puro caso, solo perchè mi ero fermato a rifocillarmi proprio lì di fronte ad esso; se mi fossi fermato cento metri prima o dopo a quest’ora non starei a scrivere questo articolo per il semplice fatto che avrei continuato ad ignorarne la presenza. Per fare un raffronto con l’Italia, sarebbe come se i monumenti ad Aldo Moro o al generale Dalla Chiesa si trovassero in qualche oscura strada laterale e venissero ignorati da tutti.

Questo primo lampo sul passato tuttavia non è ancora finito. Bisogna anzi illuminare il presente della Germania. Sia all’andata che durante il ritorno della mia scampagnata a Ku-damm e Grünewald la mia vista era assorbita dalla presenza di manifesti di diverse dimensioni che incentivavano le giovani generazioni ad arruolarsi presso l’esercito, la Bundeswehr. Questa campagna militarista aveva, anzi ha, occupato lo spazio pubblico del quartiere benestante e ricco di Charlottenburg, dove mi trovavo in quel momento. Io non credo alle coincidenze ma è perlomeno singolare che questa propaganda volta a difendere la cittadella sotto assedio sia comparsa a nemmeno 24 ore di distanza dalla crisi istituzionale italiana, che sembra nel frattempo rientrata, dove un quotidiano finanziario come l’Handelsblatt aveva intitolato nella sua edizione online Bravo Mattarella, du hast richtig gemacht!”. I messaggi della nuova Wehrmacht erano ammiccanti e al passo con i tempi: c’era spazio per le femministe, in quest’ultimi mesi molto attive, con un richiamo alle donne che solo presso l’esercito tedesco possono diventare delle leader, oppure con un immer grün con il quale si voleva dare un tocco ambientalista all’impresa. Insomma il t-rex si stava muovendo a proprio agio nel gabinetto facendo un po’ quel che gli pareva e piaceva. Ero convinto che un giro in bici potesse fare bene alla mia mente, di solito così piena di cattivi pensieri, ed invece mi ritrovavo ancora più confuso ed inquieto di prima. Chissà cos’avrebbe pensato Rathenau di fronte al riarmo e alla propaganda militarista in pieno svolgimento a poche centinaia di metri dal luogo del suo assassinio.

Il giorno dopo, se a qualcuno può interessare, la pagina iniziale del quotidiano progressista Spiegel Online era divisa in due parti: su quella sinistra veniva riportato il solito bollettino di guerra contro i nemici esterni della Germania, dai populisti italiani fino a Trump che ci dichiara guerra commerciale, mentre sul lato destro per tutta la giornata di martedì 29 maggio faceva capolino in bella vista la solita reclame dei colonnelli. Poi ci sono alcuni articoli che dovrebbero parlare da soli. Sempre lo Spiegel Online di sabato 2 giugno, festa della nostra Repubblica, ci informa come la NATO stia progettando la creazione e la mobilitazione di una forza concentrica di 30mila soldati dislocati nell’Europa orientale e pronti ad intervenire entro massimo 30 giorni in caso di possibili aggressioni proveniente dalla Russia (sic). Nell’articolo leggibile pubblicamente da chiunque sembra che l’Alleanza Atlantica voglia migliorare la propria capacità di reazione di fronte a provocazioni russe o in caso di un vero e proprio attacco. Secondo la pianificazione, citata da alcuni diplomatici NATO di alto livello, i soldati verrebbero accompagnati da diverse centinaia di aerei e navi da combattimento. L’aspetto interessante, e che parrebbe confermare la ciclica mobilitazione propagandistica e la chiamata alle armi della Bundeswehr, è che la Germania avrebbe in tutto questo un ruolo di guida – eine führende Rolle. Traduco letteralmente la restante parte:

La nuova forza di reazione dovrebbe essere costruita in aggiunta alla forza di reazione NRF esistente, che attualmente comprende circa 20.000 soldati. I ministri della Difesa della NATO ne discuteranno la prossima settimana durante la loro riunione a Bruxelles. Secondo il rapporto, i capi di Stato e di governo dovrebbero adottare una dichiarazione politica al loro vertice a metò  luglio. Nei circoli militari questa operazione viene denominata “WamS“, ed in essa la Germania giocherà un ruolo da protagonista. “Abbiamo bisogno di essere più veloci e spostare rapidamente un gran numero di soldati e attrezzature come forma di deterrenza credibile e per per dimostrare reattività alla difesa”, ha detto un diplomatico con la richiesta di rimanere anonimo. Secondo il rapporto, l’iniziativa per la nuova forza di reazione negli ultimi mesi è arrivata dagli Stati Uniti. Come riferisce il quotidiano, la NATO intende migliorare la mobilità militare in futuro per poter trasportare le attrezzature pesanti come i carri armati più velocemente sul luogo di dispiegamento. Ciò richiederebbe miglioramenti nelle infrastrutture, ma anche la rimozione degli ostacoli amministrativi e l’adozione di decisioni politiche accelerate. 

La seconda fonte giornalistica è un articolo uscito venerdì 1 giugno sulle pagine della Süddeutsche Zeitung, considerato l’organo di riferimento più importante per i tedeschi meridionali. Nello specifico si riporta in poche telegrafiche righe la notizia secondo la quale La Germania diventerà la sede di un nuovo comando centrale NATO. Secondo la Deutsche Presse Agentur (l’Ansa tedesca), durante la fase di riarmo contro la Russia (testuali parole riportate dal quotidiano) gli alleati hanno accettato di stabilirsi nella città di Ulm nel Baden-Württemberg, che diventerà il quartier generale per la movimentazione di truppe rapide ed il trasporto di materiali. La locale caserma Wilhelmsburg è già  sede di un comando multinazionale per condurre operazioni di crisi in tutto il mondo. La decisione di trasferimento ad Ulm verrà ufficialmente annunciata la prossima settimana ad una riunione dei ministri della Difesa della NATO a Bruxelles. Per chi segue da tempo questo blog, continua a piovere sul bagnato. Già in diverse occasioni avevo dato conto di un volantino distribuito due anni fa alla popolazione tedesca, nel quale si consigliava di conservare scorte di cibo ed acqua per almeno due settimane in caso di “catastrofi improvvise”. Non mi risulta che la Germania sia a rischio sismico o che vi siano vulcani pronti ad esplodere, ergo lascio eventuali considerazioni all’intelligenza dei lettori. Perfino nella neutrale Svezia dei mobili IKEA domina il disagio; lunedì 21 maggio era uscito sul Guardian una notizia secondo la quale il governo svedese aveva iniziato ad inviare a tutte le 4,8 milioni di famiglie del paese un opuscolo similare a quello tedesco al fine di informare la popolazione, per la prima volta in oltre mezzo secolo, su cosa fare in caso di guerra. L’opuscolo di 20 pagine, illustrato con immagini di sirene, aerei da guerra e famiglie in fuga dalle proprie case, prepara la popolazione anche a pericoli quali attacchi informatici (gli hacker russi?) e terroristici e cambiamenti climatici, oltre ad una pagina sull’identificazione di notizie false. Evidentemente qualcuno vuole vendicare la sconfitta subita a Poltava.

Facciamo calare le luci sul primo lampo, citando il trasferimento della fondazione Open Society del miliardario filantropo George Soros da Budapest a Berlino. Non essendo riuscito a far cadere i governi Orban e Putin (che lo fece cacciare dopo la sua prima elezione) attraverso le solite rivoluzioni colorate, il nostro ha deciso ora di condurre la sua battaglia finale dal bunker di Berlino. Stranamente la scorsa domenica si è tenuta una grande manifestazione di piazza contro i perfidi populisti dell’Afd, guarda caso proprio qui a Berlino. A farla da padrone sono state la musica techno sparata a palla per guidare le migliaia di zombie drogati e l’adesione della maggior parte dei club berlinesi dove ogni fine settimana si spacciano sostanze e vuoto di idee. Ma si sa: per vincere le guerre bisogna innanzitutto ricompattare il fronte interno. La cittadella assediata deve insomma individuare e neutralizzare le quinte colonne del nemico. Come successe con Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht, Walter Rathenau, Rudi Dutschke e tanti altri.

Precedente La coerenza tedesca Successivo 2° lampo - Le mafie a Berlino

4 commenti su “1° lampo – Il t-rex in bagno

  1. deutschevita il said:

    Ahaha simpatica ma triste canzonetta, proprio perché vera. Mi ricorda la Wiener Blut di Falco che parlava di tangenti, omicidi eccellenti e corruzione nella Vienna rossa degli anni ’70 / ’80.

  2. SEPP il said:

    Per ricordarlo a coloro che la storia la sanno ma credono che siano solo date:
    in tutti i paesi europei che si sono alleati con il Nazismo sono sotto dominazione
    straniera, coloro che vengono identificati per tedeschi, austriaci o italiani, hanno poco
    da vedere con la maggioranza della popolazione. Il secondo conflitto e’ stata una
    guerra di religione dove con le ideologie mascheravano la loro opposizione.
    E’ da millenni che le popolazioni europee e del mondo credono di seguire uno di loro
    ed invece sono lupi travestit da agnelli. http://www.santaruina.it/il-fabianesimo-e-la-finestra-dellinganno
    In queste guerre fratricide sono morti igli uomoni migliori e i peggiori sono qui che comandano, infatti ( ierba tinta no mori mai!).agli indifesi ed ingenui viene somministrato il concetto di lealta’ e moralita’, quando invecechi comanda sta dietro le quinte ad assistere alle stragi. Basti leggere in giro su quello che ha detto Samuel Huntington nel libro “scontro delle civilta’”, il suo pensiero e’ stato deformatoa proprio piacere, per i propri fini, finite le ideologie illuministiche mancava qualcosa altro perfar scannare i popoli ed ecco che ai falsari gli e’ capitato fra le mani questo saggio. L’autore di questo articolo fa luce sulle storture che i falsari ne hanno fatto. http://www.conflittiestrategie.it/huntington-e-lo-scontro-di-civilta-di-m-tozzato
    Quando anche l’ultimo uomo che vale sara’ stato ucciso, il mondo sara’ guidato da nuove
    generazioni di parassiti che si nutriranno della stessa carne.
    Vedasi la crisi finanziaria, dove la scommessa e’ quanto un uomo puo’ resistere alla fame e
    alle fatiche. “”” Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche. Toro seduto “””
    Bis bald.
    Grüßen aus Venedig.

Lascia un commento